Per molti la ruggine e le scalfiture della verniciatura significano poco, ma per altri, per i più precisi sono qualcosa di così importante a tal punto da pregiudicare l’uso di questa o quella esca durante un’uscita. In fondo, la cattura di una vita, potrebbe essere dietro l’angolo e lasciarsela sfuggire per via di una ancoretta spuntita, è una cosa da stolti.
Esempio di hardbait senza manutenzione

Vediamo come prevenire queste sgradite eventualità.
Prima regola è sicuramente quella di lavare gli artificiali dopo ogni uscita in mare. Molti di voi diranno: “Anche io lavo gli artificiali dopo ogni uscita, ma le ancorette si arrugginiscono comunque”. Ebbene, un trucco sta nel tempo di attesa; se si lascia agire la salsedine anche per sole 4-5 ore, su alcuni tipi di ancorette e split ring si creano i presupposti per l’arrugginimento e si possono riscontrare le prime macchie di ossido già ad occhio nudo.
Bisogna lavare o almeno mettere in ammollo, in acqua dolce, le esche appena rientrati alla propria abitazione. Inoltre bisogna asciugarle per bene prima di rimetterle nelle cassette di plastica in quanto l’umidità non è una buona amica né del metallo né della vernice. Questa operazione si può fare anche con l’asciugacapelli impostato su temperature basse.
Infine, volendo, si può dare una spruzzata di silicone spray o altro anticorrosivo (ottimo anche il CRC), che sono pur sempre ottimi protettivi.

Alcuni anglers ricorrono anche a prodotti come alcool etilico denaturato oppure alla comune CocaCola per disinfettare e disincrostare le ancorette.
Tutti questi piccoli trucchi potranno sicuramente aiutarci ad allungare, di molto, la vita delle nostre ancorette.
Ovviamente non si tratta di una cura miracolosa, qualche macchia di ruggine comparirà comunque, ma almeno non avremmo più a che fare con quelle ancorette paurosamente ossidate e con ardiglioni resi inefficaci dall’usura.
Per quanto riguarda la colorazione, a meno di pochi casi di artificiali super resistenti, tipo il famoso Xrap della Rapala, il resto delle esche artificiali sono tutte più o meno soggette alle scalfiture. In questo caso ci sono due soluzioni: 1)Ricoprire gli artificiali, preventivamente, con uno strato di epossidica; 2) una volta rovinati, riverniciarli da se oppure farli riverniciare da un bravo autocostruttore.

Per quanto riguarda la prima soluzione, il modo più semplice per attuarla è quella di acquistare una siringa a doppio flacone, contenente sia epossidica che catalizzatore, per essere più chiari è quella che si usa per fare le legature degli anelli sulle canne. In questo modo si può creare una dura patina esterna a protezione delle nostre esche preferite. Se la mole di artificiali da rivestire è elevata, si può acquistare la resina in barattoli dal volume maggiore.
In certi casi la resina può anche esserci utile per creare una basetta di protezione agli artificiali a cui salta via la paletta molto facilmente, come il Tide Minnow della Duo.
Per quanto riguarda la seconda soluzione è ovvio che bisogna avere una certa manualità e conoscenza dei principi di autocostruzione. Altrimenti è d’obbligo rivolgersi a qualche bravo autocostruttore e vi assicuro che in alcuni casi con la ricolorazione le nostre esche tornano a rivivere e ad essere più adescanti di prima.
Giuseppe "GEM" Bologna
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