Iscritto il: dom mar 06, 2011 7:02 pm Messaggi: 31 Località: Piana del Sele
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Viste le varie richieste di ripristino delle vecchie schede, e per non complicare il lavoro di Gigi, vi posto queste ultime note, presentate anche al Fishing Festival a Salerno (un copia&incolla da ItRB), sperando risultino utili a chi vuole avvicinarsi al Rod Building.L’intento di queste righe è cercare di ‘portare’ chiunque voglia farlo, ad avvicinarsi al rod building, attrezzandosi velocemente in un modo certo non professionale, ma comunque efficace, per costruire, meglio dire assemblare, la sua cannetta, partendo da zero.
Per fare questo supponiamo che io abbia finito tutte le scorte, che i vari ‘accrocchi’ che nel tempo mi sono costruito siano andati distrutti e che mi resta solo quel poco di esperienza (…minima) accumulata finora, quindi devo partire da zero …o quasi.
La prima cosa che faccio è costruirmi dei supporti semplici ma efficaci, con i quali eseguire le legature, ma anche resinare ed asciugare.
Wrapper/Dryer
Materiali occorrenti :
1 tavola di legno (abete) 20x120x2 1 seghetto per legno 1 striscia di feltro adesiva (50 cm) 13 viti x legno da 4,5 cm 1 cacciavite a stella (…meglio un avvitatore) 1 motore da 36-40 RPM con rod chuck (ebay) 1 motore da 10 RPM con rod chuck (ebay) 1 trasformatore 220v/110v (se i motori trovati sono da 110v)
Taglio la tavola in 6 parti 20x20; su 2 di queste pratico, lungo il bordo, un taglio a V, largo 10cm e profondo 5cm che rivesto con la striscia di feltro adesiva, poi li fisso con 3 viti ad altre due parti 20x20, ottenendo due supporti per grezzo a T capovolta, che posso distanziare quanto voglio sul tavolo di lavoro. Unisco allo stesso modo anche i restanti 2, creando un supporto non svasato sul quale fisso, dall’una e dall’altra parte, i 2 motori con le restanti viti, curando che il centro del chuck sia a 4,5 cm dal bordo superiore, in modo da risultare appena più alto dello svaso a V.

Un'alternativa al supporto con lo svaso a V può essere quella di montare su uno svaso allargato due rotelle abbastanza sottili mediante un paio di staffe di ferro, ottenendo un appoggio più scorrevole. L'importante è affiancare le rotelle sovrapponendone almeno un quarto di diametro. In questo modo è sicuro anche l'appoggio delle sezioni sottili del grezzo (tip).

A questo punto, fatti i dovuti collegamenti elettrici, montando anche dei comodi interruttori, dispongo di due supporti per il grezzo e di un supporto a 2 motori, uno per legare e l’altro per resinare ed asciugare.
Materiale
Devo, ora, prendere un po’ di utensili che mi risulteranno sempre utili, nella fattispecie :
1 raspa conica a coda di topo con punta da 3-4 mm 1 reamer (speciale raspa conica per sagomare il foro dei manici) 1 supporto per rocchetti di filo (tipo grande da mosca) 1 paio di forbicine precise (magari uno scissor specifico per filo) 1 spatolina piatta in metallo 1 matita bianca ‘china marker’ (on line)
Ed un po’ di materiale di consumo :
1 conf di colla epossidica 1 conf di resina epossidica 4-5 pennelli sintetici 4-5 bicchierini in plastica usa-e-getta. 1-2 rotoli di carta gommata da 2cm 1 stick di colla a caldo 1 tubetto di attack 3 tubicini/guaine di silicone di diverse misure (tipo quelli per proteggere i nodi tra monofilo e girella), scartando quelle più piccole, diciamo da 1,5mm di diametro a salire fino a 4-5 mm. 1 rocchetto di filo per legature (colore a scelta) size D 1 rocchetto di filo per legature (stesso colore) size C (meglio evitare quelli troppo sottili all’inizio)
Naturalmente ho anche :
1 grezzo, diciamo un 7’ monopezzo 1 grip in eva o sughero, ad esempio rear da 9’ in eva e fore da 3’ 1 placca da 18 4 arbors in grafite da 18 (spessori sottoplacca) 1 tappo 1 hook keeper (gancio ferma amo) 1 winding check (anello metallico o in gomma da montare dopo il fore) 1 serie di 7 anelli, diciamo monoponte, e un top
Montaggio manico
Comincio a visionare il grezzo, verifico eventuali difetti nella linearità (sperando che non ve ne siano), trovo la spina: appoggiando il butt a terra e poggiando il tip sul palmo di una mano, inclino e piego il grezzo con l’altra, lasciandolo libero di ruotare. Una volta fermo dovrei avere la spina proprio lungo la linea che guarda il pavimento, la verifico ruotando e sentendo la resistenza che offre e girare. La segno al butt.
Decido su quale linea montare gli anelli rispetto alla spina e mi segno lo spacing, ovvero le posizioni degli anelli, mi serve ora per allineare la placca, me la ritroverò poi per posizionare provvisoriamente gli anelli.
Mi appresto a sagomare l’interno dei grips, cominciando dal rear, prima con la raspa conica e, appena possibile con il reamer, e facendo spesso delle prove sul grezzo. Se il manico è in sughero smetto di allargare il foro quando il pezzo si ferma senza forzare a 5-6 cm dalla posizione voluta; se in eva quando forzandolo (senza esagerare) riesco a portarlo in posizione, tenendo presente che la sua posizione deve permettere poi il fissaggio del tappo. Preparo la colla epoxy e fisso le posizioni dei pezzi, segnandoli col marker bianco. Cospargo di colla, usando la spatola, per bene, il tratto di grezzo sul quale va fissato il rear, per i due terzi a partire dall’alto, infilo il pezzo e lo porto in posizione, eliminando l’eccesso di epoxy con la spatola e pulendo con uno straccio e alcool gli eventuali eccessi. Spessa operazione di limatura degli arbors, che posiziono lungo il tratto che deve ricevere la placca, distanziandoli di 4-5 mm e curando che non vadano oltre la lunghezza dovuta (magari 2-3 mm prima). Stendo la colla e li fisso. Attendo qualche ora che tutto si consolidi, quindi preparo altra colla, la stendo sugli arbors ed in mezzo sul grezzo, lasciando pulito l’ultimo, ed infilo la placca allineandola con la linea degli anelli segnata sul grezzo. Scorrendo sugli arbors la placca porta avanti della colla, procedendo lentamente, avanti e dietro e ruotando, la lascio scendere tra gli spazi e la porto anche sull’ultimo, quindi serro al rear e pulisco.
La funzione degli arbors può essere esplicata anche da manicotti di nastro di carta gommata. Ci sono opinioni discordi a riguardo, e certamente gli arbors sono miigliori, ma quasi tutte le canne montate dalle case hanno i manicotti di nastro. Peraltro usando questo secondo metodo si eliminano i tempi di attesa dell'incollaggio degli arbors : un manico si monta in un unica soluzione.
Il fissaggio del fore è analogo.
Termino il montaggio fissando il winding, che se metallico è leggermente più largo del grezzo (frazioni di mm), se di gomma va forzato ad aderire al fore, con un filino di epoxy. Evito ancora di fissare il tappo, specie se di quelli grossi, perché mi impedirebbe di bloccare la canna nel chuck dei motori.
Posizionamento degli anelli
Le posizioni degli anelli sono gia abbozzate sul grezzo. Taglio 7 segmentini di tubicino di silicone, che, infilati lungo il grezzo, fino alla posizione del piede di ogni anello, dovranno tenerlo ben saldo, lasciandone scoperta la punta, poi vedremo perché. Il diametro del tubicino lo scelgo in modo che, laddove va posizionato, possa stringere bene il piede dell’anello. A questo punto infilo, ad uno ad uno, il piede di ciascun anello sotto il tubicino, in modo che questo lo blocchi sul grezzo nella posizione voluta. Mi curo solo di lasciare la punta scoperta. Con gli anelli così fissati sul grezzo, posso allinearli per bene tra loro, traguardando attraverso e rispetto alla placca. Una volta allineati passo a verificarne il corretto spacing, in primo luogo a vista (gli spazi devono armoniosamente diminuire dal primo all’ultimo), e quindi montando il mulino e verificando con un pesetto agganciato al filo, il corretto giro negli anelli, specie nel primo, e che gli angoli di ingresso-uscita per ogni anello siano uguali. Fatto ciò li blocco nelle posizioni trovate con una goccina di attack sulla punta del piede lasciata scoperta, non tanto da incollare, per permettere comunque ulteriori correzioni dopo le legature e prima di resinare, ma abbastanza da poter tagliare la guaina di silicone e legare in tranquillità con l’anello ‘a piede libero’.
Legatura
Dispongo gli appoggi e il supporto motore su un tavolo e vi posiziono il grezzo, bloccandone il butt nel chuck. Magari blocco il grezzo sugli appoggi utilizzando un cordino liscio (un laccio di scarpe largo e piatto va benissimo), che lego tra il grezzo e una vite ad asola preventivamente fissata sulla base. Ho gia inserito il rocchetto nel portarocchetto,tiro fuori 50-60 cm di filo, e, con il wrapper in rotazione, lo appoggio sul grezzo nel punto dove voglio cominciare a legare. Facendo la prima spira intorno al grezzo, porto il capo libero sotto la spira, in modo che si disponga lungo la direzione delle spire. In questo modo alla 6° -7° spira è ben bloccato e, fermata la rotazione, posso tagliarlo usando lo scissor. Riaccendo il motore (nelle pause, per non far perdere tensione alla legatura, lascio il portarocchetto sospeso, magari avendolo appesantito con una spiralina di piombo, sicché la tensione è garantita dal suo peso), e continuo a legare, fermandomi di nuovo quando mancano 7-8 spire per terminare. E’ utile, per serrare bene le spire, dirigere il filo con la mano, cercando di tenerlo perpendicolare al grezzo o di angolarlo leggermente dalla parte opposta a quella verso cui procede la legatura, non tanto, però, da far accavallare le spire. Se succede, bloccando il motore con la mano si inverte la rotazione e si possono svolgere le spire venute male o accavallate.

A 7-8 spire dalla fine fermo il motore e infilo sotto l’ultima spira un cappio di trecciato (15lb va benissimo), mi servirà per bloccare l’altro capo della legatura. Completo le spire sovrapponendole anche al cappio, disteso lungo il grezzo, facendone qualcuna anche oltre il piede dell’anello, e quindi, tenendo fermo tra indice e pollice l’ultima spira, taglio il filo lasciandone 4-5 cm e infilo il capo libero nel cappio. Senza lasciare la presa con le dita, tiro il cappio, lentamente ma con decisione, in modo da farlo passare sotto le spire portando con se il capo libero della legatura che così si blocca sotto le ultime 7-8 spire. Taglio la parte che fuoriesce dalle spire, tirando un po’ in modo che non ne resti fuori.

Molti usano dei sistemi per tenere il filo in tensione, ne esistono diversi, ma imho, funzionano meglio del rocchetto sospeso solo sui wrappers in blocco unico o, naturalmente, sui professionali.
Controllo che le spire siano ben serrate tra loro e che non si veda il grezzo, nel caso ‘grattando’ col dorso dell’unghia si riesce a spostare le spire e a serrarle tra loro. Una leggera fiammeggiatura veloce con la fiamma di un accendino elimina eventuali micro-pelucchi che darebbero fastidio nella successiva operazione di resinatura. Termino il lavoro spolverando la legatura con un pennello asciutto e pulito.
Resinatura e asciugatura
Finito di legare tutti gli anelli, comprese le legature del hook keeper, quelle ‘estetiche’ dell’etichetta e quella sotto il top, preventivamente incollato con la colla a caldo, smonto la canna dal supporto e rivedo l’allineamento, eventualmente correggendo qualche anello, facendolo ruotare leggermente (le spire sono strette ma consentono sempre una minima rotazione del piede, e la piccola goccia di attack si stacca subito). Fatto ciò, rimetto la canna sul supporto, fisso il grezzo sui supporti, aiutandomi con i legacci, senza serrare troppo e metto in rotazione ‘lo spiedo’, usando l’altro motore, quello lento.
La preparazione della resina è cosa assai delicata. Se per preparare la colla per il manico i due componenti si mescolano vigorosamente, quasi ‘a montare’, per la resina vale il discorso opposto : rotazione lenta con la spatola di metallo, per 2-3 minuti, cercando di fare quante meno bollicine è possibile (se non se ne fanno fare è meglio).
Pronta la resina, ne prendo una certa quantità col pennello e comincio a stenderla sulla legatura, precedentemente preparata (fiammeggiata e pulita), partendo dal mezzo e andando verso gli estremi. Il pennello va solo spostato sulla legatura, è la rotazione che distribuisce la resina. Scendo col pennello appena 1-2 mm sul grezzo, cercando di fare un filo quanto più preciso possibile : quello si vedrà del manicotto di resina e quindi non devo sbagliare. Stesa una prima mano, aspetto qualche minuto, magari resinando un altro paio di legature, e ritorno sulla prima stendendo una seconda mano. Il pennello non deve premere sulla resina, serve solo per portare la resina sulla legatura, è sempre la rotazione che ne permette la distribuzione.

Dopo la seconda mano con la fiamma di un accendino sempre in movimento, ad almeno 7-8 cm di distanza, scaldo la resina sul manicotto in rotazione. La resina riprende fluidità e crea una goccia sotto il manicotto : si deve cercare di togliere la fiamma prima che la goccia sia tanto grande da cadere dal manicotto, ci si può aiutare col pennello a distribuirla su tutta la superficie, sempre solo spostandolo, mai pennellando. Questa operazione consente anche di eliminare eventuali bolle d’aria presenti nella resina che col calore vengono espulse. Naturalmente in tutto il processo di resinatura lo spiedo non smette mai di girare.

Finito di resinare, si lascia che la canna giri senza interruzione, pena la formazione di gocce e quindi la compromissione dell’intero lavoro, per almeno 6-7 ore. Il residuo di resina nel bicchierino serve a verificane l’indurimento, evitate di toccare i manicotti sulla canna, le impronte non si levano più, a volte nemmeno scaldando con l’accendino se è trascorso troppo tempo. La fiamma dell’accendino serve anche a correggere eventuali eccessi : quando si e messa troppa resina basta, nei primi 10-15 minuti, scaldare e far cadere la goccia, evitate di toglierla col pennello.
Dopo 6 ore la resina non si muove più, ma non è asciutta. Si ferma il girarrosto con gli anelli verso il basso e si lascia asciugare per altre 5-6 ore.
E’ buona norma dare altre 12 ore di ‘gestazione’ alla cannetta prima di portarla in pesca per il battesimo, e …ricordate di incollare il tappo.
Buon montaggio. 
_________________ Peppe Rodbuilder & Mhx dealer ItRB workshop
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