PLANETSPIN spinning ... pure passion

Pesca a spinning in mare e acque interne
Oggi è mer mag 23, 2012 9:56 pm

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 Oggetto del messaggio: PESCA E ETICA NATURALISTICA - PER MEDITARE UN PO'
MessaggioInviato: lun feb 22, 2010 1:56 pm 
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Ormai è da più di 50 anni che amo pescare.
Durante ogni periodo della mia vita, dagli anni dell’infanzia a quelli odierni, quelli della maturità conclamata, la mia passione per la pesca si è evoluta.
Ora che non sono più giovane il mio comportamento e la mia visione sul pescare si sono modificati inducendomi a rarefare di molto le mie uscite e a prediligere un approccio meno cruento e più contemplativo della natura e delle acque in particolare.
Evidentemente, con il passare degli anni, avendone meno a disposizione, il rispetto per ogni forma di vita tende ad aumentare facendoci cambiare convinzioni e abitudini che parevano inalterabili e consolidate.
Bene, da quando anni fa sono entrato nel mondo di internet e, conseguentemente, in vari forum trattanti la pesca, ho riscontrato molte incongruenze nel modo di pensare e di agire da vari frequentatori degli stessi.
Sovente, inoltre, le molteplici tesi di pensiero venivano declamate quasi fossero “verità assolute”, dogmi ai quali inchinarsi e da accettare pedissequamente, pena acerbi rimproveri e, a volte, ghettizzazioni.
Ciò che mi ha sempre stupito nel modo di pensare de tanti pescatori è il voler forzatamente attribuire un valore etico-morale alla propria passione.
Per sapere meglio di cosa sto parlando mi paiono utili alcune premesse informative:
L'etica è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati.
L'etica può anche essere definita come la ricerca di uno o più criteri che consentano all'individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. Essa pretende inoltre una base razionale, quindi non emotiva, dell'atteggiamento assunto, non riducibile a slanci solidaristici o amorevoli di tipo irrazionale. In questo senso essa pone una cornice di riferimento, dei canoni e dei confini entro cui la libertà umana si può estendere ed esprimere.
Una delle domande più frequenti quando si parla di etica, è quale sia la differenza tra etica e morale. Innanzitutto bisogna dire che i due termini possono essere usati come sinonimi, cosa che fa la maggior parte della gente, comprese le persone più istruite.
Tuttavia, specialmente negli ambienti intellettuali e scientifici, i due termini sono normalmente usati con accezioni diverse, intendendo per "morale" l'insieme delle consuetudini sociali legate ad una certa tradizione culturale o gruppo sociale o individuo particolare, e per "etica" lo studio filosofico universale del bene e del male e quindi della morale. In tal modo, "etica" ha un livello di astrazione più alto rispetto a "morale".
Ciò specificato, quello che mi ha sempre lasciato perplesso nel mondo della pesca così come appare nel web (oggi più che mai) è il voler ammantare di un valore morale una attività ludica che, di per se stessa, è cruenta e, anche quando non comporta il decesso della preda, ne causa il logico ferimento oltre allo stress conseguente la lunga lotta per liberarsi e, per ultimo, il dolore derivante dal quasi soffocamento causato dall’essere portati fuori dall’acqua, anche per tempi brevi, in un ambiente ostile ed invivibile.
Per me, come ho spesso scritto (http://francesco.venier.forumcommunity.net/?t=10778888), la pesca ha molti lati positivi ma, a mio avviso, i modi di pensare e i comportamenti odierni sono sovente ipocriti e diseducativi (http://francesco.venier.forumcommunity.net/?t=35668796).
Perché parlo di ipocrisia e dove la vedo?
Oggi si attribuisce la massima importanza (in modo sovente esasperato) a tante cose conseguenti una cattura (come maneggiare un pesce, le mani bagnate, i disinfettanti per le ferite, i materassini, ecc.) tralasciando di considerare che pur sempre di cattura si tratta e, per giunta, derivante da una attività prettamente ludica e, quindi, virtualmente inutile da un punto di vista pratico.
Una attività che molti puristi non considerano mirata all’alimentazione.
E perché, inoltre, parlo di una valenza diseducativa, specialmente nei minori?
E’ presto detto, poiché attribuisce delle improprie giustificazioni all’esercizio di una passione (del tutto ludica) che, come ho sopra specificato, si manifesta con attività cruente o pseudo tali.
Se si giustifica il pescare con il fatto che, poi, i pesci vengono “trattati bene”, curati e rilasciati , cosa dovremmo pensare, ad esempio, dell’uso delle armi a scopo bellico offensivo?
Si dovrebbe, forse, pensare, come tanti potenti oggi fanno, che “il fine giustifica i mezzi”?
E’ scontato che il mio esempio è un po’ eccessivo paragonato al pescare ma, spero, esaustivo.
Un tempo (anche oggi) io andavo a pescare per starmene tranquillo e in pace nel verde, per catturare (più le volte no che quelle si) un pesce e, a volte, per mangiarmelo, magari in buona compagnia.
Oggi noto una esasperazione (sovente inutile e prettamente consumistica) nei metodi e nelle
e attrezzature.
Noto il desiderio di “primeggiare” sugli altri (vedi la infinita miriade di competizioni di ogni tipo) spesso a discapito della sana voglia di stare insieme.
Noto i costi medi di ciò che serve, spesso levitati alle stelle.
Ma la pesca, quella vera, quella della nostra infanzia, esiste ancora?

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 Oggetto del messaggio: Re: PESCA E ETICA NATURALISTICA - PER MEDITARE UN PO'
MessaggioInviato: lun feb 22, 2010 2:06 pm 
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Iscritto il: gio ott 02, 2008 8:17 am
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Località: Napoli
Riflessione molto interessante...le tue parole, specialmente l'ultima frase, mi hanno riportato ad una piacevolissima lettura...
"L'Amo e la Lenza"* di Mario Albertarelli...un libro che mi ha fatto scoprire ciò che non ho potuto vivere in prima persona...



*scaricabile gratuitamente dal sito dell' "Associazione Mario Albertarelli" ... http://www.marioalbertarelli.org/

: Sailor :

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"...Non era un pesce come quelli che si prendono con la fantasia. Avevo catturato...un'idea..."


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 Oggetto del messaggio: Re: PESCA E ETICA NATURALISTICA - PER MEDITARE UN PO'
MessaggioInviato: lun feb 22, 2010 2:43 pm 
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Iscritto il: ven feb 15, 2008 7:59 pm
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Località: a Napoli ci vivo, ma Salerno è la mia città... però pesco dappertutto :)
francescovenier ha scritto:
Ma la pesca, quella vera, quella della nostra infanzia, esiste ancora?


Un interessante thread filosofico-critico- letteral-piscatorio che da tempo mancava sul forum di planetspin.

Se posso permettere di esprimere le mie opinioni in merito al lungo prologo che ha anticipato la domanda sopracitata, non posso che non accogliere lo sfogo del Sig. Venier, pur essendo in parte in disaccordo al messaggio enunciato.
Con la tranquillità di accettare di discutere dell'argomento, senza aver timore di cadere in polemica, ma come un semplice e positivo scambio di opinioni.

Chi, come me, affronta la pescata con serietà e impegno, ha avuto e vuole cercare di misurarsi con personaggi di ogni calibro e misura, intelligenza e professionalità. La voglia di migliorarsi, di scoprire, di ricercare, ha fatto evolvere il mio modo di vedere la pesca ad un livello che va oltre l'ordinaria normalità pur non tralasciando quella purezza delle prime pescate in torrente, quell'essere bambini e divertirsi anche se le catture non arrivano.
Il fatto di utilizzare attrezzature che sono degli impegni economici non indifferenti, indubbiamente ci fanno riflettere soprattutto nel momento in cui non si riesce a fare nemmeno una cattura, dopo kilometri per raggiungere gli spot di pesca, il sonno perso e gli impegni di famiglia annullati... ma fanno parte del gioco.

A vedere in giro, le realtà che mi circondano, non mi fanno sentire un bracconiere solo per il fatto che vado a pesca, magari ferisco qualche pesce anche se avevo l'intenzione di rilasciarlo, solo per divertirmi ad averlo incannato. Parlo di pseudo-professionisti con le reti, chi inquina i torrenti, chi pesca con le bombole, chi deturpa l'ambiente...

Ho capito la critica ed il messaggio che hai voluto lanciare con il thread, ma tra etica e morale, non mi sento di poter giudicare nessuno, nè tantomeno di poter essere giudicato da chi non comprende cosa mi stimola a continuare ad andare a pesca, a comprare l'artificiale appena uscito o la canna filosofale.
Forse in futuro avrò a che fare con crisi piscatorie, ma trovo relativamente facile, riuscire a trovare un senso per andare avanti e continuare a lanciare. Mi basta vedere i passi che mi hanno portato fino a qui, mi basta vedere ieri con i settecento kilometri per fare 2 ore di pesca senza nemmeno una cattura, mi basta ricordare quando prendevo la bici per andare al fiume a pesca con gli amici, fa parte di ieri, forse di un passato remoto che non potrà più ritornare, ma farà sempre parte di me e non voglio smettere...

La pesca è un istinto primordiale, qualcosa che hai sempre avuto e che farà parte di te, basta solo ricercarla dentro...


GG

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 Oggetto del messaggio: Re: PESCA E ETICA NATURALISTICA - PER MEDITARE UN PO'
MessaggioInviato: lun feb 22, 2010 6:51 pm 
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Iscritto il: lun feb 01, 2010 8:18 pm
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Località: FAVARO - VENICE - ITALY
"La pesca è un istinto primordiale, qualcosa che hai sempre avuto e che farà parte di te, basta solo ricercarla dentro..."

Ecco, questo è il punto, la pesca (come la caccia) sono istinti "animaleschi" primordiali, memorie ancestrali, attività connaturate in tanti di noi.
Sono passioni umane che andrebbero semplicemente accettate per quelle che sono, attività di per se potenzialmente cruente.
Con questo non dico che bisognerebbe smettere di esercitarle, anzi.
Volendo comportarsi in modo ecologico, sarebbe opportuno, però, focalizzare l'attenzione su ciò che veramente conta.
L'ambiente, l'attribuire maggiore importanza alla salvaguardia di una specie che a quella di un singolo individuo e, prima di tutto, il tutelare l'equilibrio naturale.

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 Oggetto del messaggio: Re: PESCA E ETICA NATURALISTICA - PER MEDITARE UN PO'
MessaggioInviato: lun feb 22, 2010 11:47 pm 
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Iscritto il: dom dic 23, 2007 6:04 am
Messaggi: 1806
Località: Ostuni
Sono capitato nel mondo della pesca recentemente, quasi per errore. Sia per il retroterra culturale e sia per la posizione geografica del mio quotidiano (lontano da fiumi e a qualche km dal mare), il mio mondo è sempre stato la caccia che ho praticato sin da bambino, quando l'unica arma possibile era rappresentata da una fionda costruita con la camera d'aria della bicicletta ed un pezzo di cuoio di una vecchia scarpa. Dopo qualche decennio di attività venatoria, trascorsa sia sotto casa che fuori regione, oggi ho iniziato a tirare, lentamente, i remi in barca. Non so se sia da attribuirsi all'età, se si tratti di una sorta di appagamento interiore o l'aver traslato questa forma di "avidità" nella pesca, certo è che per la caccia oggi scelgo giorni e luoghi particolari, diventando meticoloso nella scelta dell'arma e delle munizioni, a seconda dell'uscita. Soprattutto, scelgo con attenzione la forma mentale di approccio alla giornata venatoria. La interpreto come una ricerca di una qualità che non conferisce importanza, ad esempio, al numero dei capi abbattuti, quanto allo stare bene con sé stessi e alla consapevolezza di aver fatto al meglio le proprie scelte. Traslare il discorso dalla caccia ad una forma specifica della stessa, quale è la pesca, è estremamente semplice, almeno mentalmente. In entrambi i casi, la cornice è la medesima: la natura con i suoi panorami, i suoi odori e la sua musica.
Io credo che in una società in cui i predatori, quelli veri, quelli grossi, quelli che vogliono, ad esempio, disseminare l'ambiente di centrali nucleari (possibilmente all'interno o a pochi passi da una riserva naturale protetta dalla convenzione di Ramsar) o, ancora, in una società dove l'uomo mangia l'uomo, senza il versamento di una goccia di sangue o di una lacrima (anzi, magari sghignazzando in occasione di terremoti), l'atteggiamento cruento del pescatore sia un aspetto infinitesimale di un microcosmo, all'interno di un macrocosmo ben più complesso.
Non credo sia un comportamento ipocrita, in un contesto simile, invitare la gente a dare del "tu" alla natura, a praticare il caccia e rilascia, quale piccolo strumento di rispetto del territorio e delle sue componenti, a lasciare sempre puliti i luoghi di pesca e quant'altro. Per me non è un "ammantare ..." la pratica ludica; è semplicemente un segnale di direzione che si trova ad un incrocio. C'è chi decide di seguire una strada e chi, invece, per motivi molteplici, percorre l'altra . Nessuno vuole esprimere pubblicamente le proprie convinzioni in merito a chi segue l'altra via; certamente, quel cartello all'incrocio esiste e qualcuno lo ha messo.

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Nothing like the sea ...


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 Oggetto del messaggio: Re: PESCA E ETICA NATURALISTICA - PER MEDITARE UN PO'
MessaggioInviato: mar feb 23, 2010 5:38 am 
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Iscritto il: mer nov 05, 2008 7:11 pm
Messaggi: 1578
Località: Caro Babbo Natale non farmi diventare ne saggio ne maturo...li mort@cci tua
Ma guarda caso… : Chessygrin : : Chessygrin :

Anch’io cacciavo da bambino, in formazioni numerose di altri bipedi col moccolo al naso e i pantaloncini corti anche d'inverno, con la fionda fatta con camere d’aria, pezzi di cuoio e rami adatti:
cacciavamo merli, passeri e qualunque cosa si muovesse, persino lucertole…
Accadde un giorno che vedendo un merlo con l’ala spezzata decidessi che non avrei più tirato con la fionda, avrò avuto 12 anni.

Era normale, per me, cresciuto sul mare, anzi nel mare, che cominciassi a praticare la pesca subacquea, la mia prima maschera fu una mitica Pinocchio monolente con tubo incorporato, il mio primo fucile era a molla, anche in quel caso nessuna cultura ambientalista, solo quella della strada e della scogliera, si sparava all’impazzata a tutte le forme viventi, l’obiettivo era quello di essere il “più migliore”; anche in quel caso due occhi di pesce increduli di tanta ferocia, mi fecero scattare l’interruttore e non sparai praticamente più.

In quegli anni le culture, specie in provincia, non circolavano facilmente come oggi, fu così che il discorso ambientalista era ancora lungi dall’essere una realtà .

Io posso solo dire che a prescindere da mode, costumi, etiche e morali che tanto, prima o poi cambiano e a seconda della società predominante, diventando altre cose.

Il sentirsi o meno a proprio agio in un certo comportamento sia un fatto del tutto personale, come non entro nell'argomento di nessuno circa il suo orientamento e le sue motivazioni che lo spingono a comportarsi in un dato modo, allo stesso modo , credo sia un diritto sacrosanto l'autonomia di pensiero della persona.

La pesca intesa in maniera ancestrale ha ancora ragione di essere la molla che spinge non a uno sport, non c'è nulla di sportivo nella pesca, ma a una passione, se vogliamo un esigenza di confrontarsi.

E' cambiata una cosa circa il modo di pescare di altri tempi, ahimè posso ricordarli anche io, è il modo di vedere il nostro bersaglio, i pesci.

Oggi non li vedo più come facenti parte di un bacino inesauribile, ma come un' anello della catena biologica fortemente a rischio.

Nonostante tutto, poichè mi rendo conto che il mio danno è ben poca cosa in confronto a ben più ampi scempi, non mi sento colpevole di alcuna malefatta.

Scendo in mare come allora, con la voglia di beffarda di sfidare una specie animale, con la voglia di sentirne la forza e anche con quella di portarmelo a tavola.
Mi capita, però sempre più spesso, di provare altri sentimenti, di sentire la necessità di contribuire a mantenere il patrimonio che mi è stato lasciato, è un gesto per lo più simbolico, poco legato alle mode e a quello che gli altri pensano.

E' difficile per me capire quanto di quello raccontato a proposito di attrezzature e accessori costosi, sia veramente nelle mire di ciascuno di noi,
io so per certo quello che io faccio per sentirmi appagato dalla mia attrezzatura ma non so quello che fanno gli altri.

Immeritatamente condivido una certa passione per il lato artistico delle cose, oggi lo riverso in piccoli oggetti, posso pertanto dire che:
la scelta degli elementi della nostra attrezzatura, il testarne spasmodicamente l’efficienza, curare l’attenzione a nuove cose, nuovi artificiali, impegnarci anche delle risorse sudatissime, corrisponde alla stessa frenesia che spinge un artista a comporre la tavolozza dei suoi quadri, chiedergli di eliminare qualche colore, citargli che è iniquo e superfluo, corrisponde a offendere la sua sensibilità e la sua autonomia.

Ho un bambino piccolo da educare, credo fermamente che farò sbagli a quintali, la forza che mi spinge a insegnare talune cose ed altre no è il fatto di farlo in buona fede, con questo spirito sto passando il testimone delle mie idee, del mio modo di vedere, lasciando sempre uno spazio alla critica e all’autonomia.
Spesso vorrebbe venire a pesca, mio figlio, io ho cominciato a cinque anni con mio padre, ogni tanto lo porto con me, ma vedendo come storce il naso, quando si prende qualcosa, capisco quel disagio e non lo forzo, mio padre sarebbe andato in manicomio se l’avessi fatto io.

Caro Francesco Venier, sono d’accordo sul dire che la pesca, come la caccia siano fondamenti remoti dell’istinto umano, sono d’accordo nel dire che tante cose che la ingentiliscono sono orpelli borghesi,
ti contesto il fatto che il sentire interiore di ognuno di noi, se trova altri soggetti che provano gli stessi sentimenti tende a socializzare con loro , questo è il mio modo di vedere il perché dell'esistenza di questi forum.

In questi contesti è facile poi trovare varie forme di pensiero, è molto facile che qualcuno la pensi diversamente ed ecco che allora, dica esplicitamente il proprio modo di vedere e faccia del suo modo di comportarsi un esempio, credendo, in buonissima fede, fermamente che questo sia educativo, non imponendolo ma suggerendolo e spingendolo.

Ogni altra forma coercitiva e integralista è condannabile e da condannare, c’è una legge dello Stato che indica certi parametri del pescato e muovendoci in quella legge siamo tutti nel corretto; c’è poi una legge interiore che ci dice quali siano altri parametri e questi sono tutti personali.

Da cosa nasce cosa, quando vado sulle spiaggie e sui porti è normale trovare quantità di spazzatura lasciata da pseudo pescatori, molte volte non parlo di questo con loro, delle volte mi limito a raccogliere la loro spazzatura, imbustarla e cestinarla;
molte parole in meno e più coerenza con quello in cui crediamo, il messaggio passa prima e meglio.

Mi piace il termine usato dal nostro Antares:
il Caccia e Rilascia è più familiare, meno snob, meno untuoso di quello inglese.

Il Caccia e Rilascia, soprattutto in mare, dove è più acerbo, non è una moda da seguire, è un fatto personale, un modo di "Sentire" e di sentirsi, nel proprio piccolo, in equilibrio.

Sto ancora aspettando quel momento che farà scattare il mio interruttore interno, so che è dietro l’angolo, quando succederà sarò in grado di trasmettere le mie motivazioni a mio figlio.

francescovenier ha scritto:
[b]
E perché, inoltre, parlo di una valenza diseducativa, specialmente nei minori?
E’ presto detto, poiché attribuisce delle improprie giustificazioni all’esercizio di una passione (del tutto ludica) che, come ho sopra specificato, si manifesta con attività cruente o pseudo tali.
Se si giustifica il pescare con il fatto che, poi, i pesci vengono “trattati bene”, curati e rilasciati , cosa dovremmo pensare, ad esempio, dell’uso delle armi a scopo bellico offensivo?
Si dovrebbe, forse, pensare, come tanti potenti oggi fanno, che “il fine giustifica i mezzi”?
E’ scontato che il mio esempio è un po’ eccessivo paragonato al pescare ma, spero, esaustivo.
Un tempo (anche oggi) io andavo a pescare per starmene tranquillo e in pace nel verde, per catturare (più le volte no che quelle si) un pesce e, a volte, per mangiarmelo, magari in buona compagnia.
Oggi noto una esasperazione (sovente inutile e prettamente consumistica) nei metodi e nelle
e attrezzature.
Noto il desiderio di “primeggiare” sugli altri (vedi la infinita miriade di competizioni di ogni tipo) spesso a discapito della sana voglia di stare insieme.
Noto i costi medi di ciò che serve, spesso levitati alle stelle.
Ma la pesca, quella vera, quella della nostra infanzia, esiste ancora?





Detto quanto sritto sopra:
SI, la pesca, quella vera, quella della nostra infanzia esiste ancora, siamo noi che siamo cambiati (ahimè è cambiato anche il Nostro mare), a volte invecchiati ma, e solo in questo caso, si può ringiovanire ampliando lo sguardo, i giovani ci guardano anche se fanno finta di non farlo.

SI la pesca, quella vera, esiste ancora, non nelle competizioni, quelle sono un'altra cosa, ma in quelle giornate di pioggia e Scirocco, perso sulla spiaggia o sulla scogliera, in mezzo alle onde e col loro rumore assordante, a parlare, a volte a strillare con l'orizzonte, a tirare due conti di una esistenza spesso spesa male, a lanciare e recuperare quell'oggetto di plastica che, magicamente, ci rappresenta sotto il pelo dell'acqua, l'immagine di me che mi faccio inseguire dal predatore, spero il più enorme e combattivo che sia possibile, e la rivalsa di poterlo domare e dominare;
la fierezza di non averlo fatto solo per fame, quando tutto questo è condito col sale che ti sta addosso e che ti entra nel sangue:

Questa io la chiamo PESCA

Caro Venier condivido la quasi totalità di quello che scrivi perchè molto spesso lo "sento", cerco però di non farmi prendere dagli integralismi, in un senso o nell'altro.



Come dice qualcuno che conosco: "Pirateggiar, m'è dolce in questo mare"

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Andrea



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 Oggetto del messaggio: Re: PESCA E ETICA NATURALISTICA - PER MEDITARE UN PO'
MessaggioInviato: mar feb 23, 2010 12:35 pm 
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dopo cotanti messaggi molto profondi il mio messaggio sara' solo una goccia in un oceano : Chessygrin :

Come Antares anche io sono "nato" cacciatore...la passione per la pesca si è accesa in me in tempi molto recenti.
Ad ogni modo il MIO punto di vista per entrambe le attività è sempre stato lo stesso...le ho sempre interpretate come attività di socializzazione e di introspezione, quando il rapporto umano ed il rapporto con la natura viene prima di qualsiasi preda.
Ricordo con piacere le mia battute di caccia quando con i miei cugini e mio zio tante volte si tornava a mani vuote perchè il piu' della battuta di caccia lo si era trascorso raccontandoci barzellette e prendendoci in giro..quando facevamo casino...ma tanto casino...che seppur qualche preda c'era non si avvicinava.
Per la pesca PER ME è la stessa cosa...il solo fatto di svegliarsi presto la mattina...di inalare quell'aria fresca mattutina...di fare una colazione al bar con gli amici...scambiare qualche chiacchiera parlando del piu' e del meno...camminare su una scogliera sentendo come sottofondo l'infrangersi delle onde sugli scogli..oppure raccogliersi di notte su una spiaggia contemplando l'immensita' del cielo stellato.
Per me la pesca non è il fine...ma e' il MEZZO....lo strumento che ci consente di stare a contatto con la natura e con noi stessi...di percepire delle emozioni e delle sensazioni che purtroppo si stanno perdendo.
Quando ero un ragazzino il sabato sera il mio unico pensiero non era lo sballo che avrei ricercato in un bicchiere di alcol oppure in chissa' quale altra cosa...ma era quello che l'indomani sarei andato a caccia...avrei trascorso una giornata a contatto con la natura e che mi sarei fatto sicuramente tante risate.
Restano indelebili nella mia mente le volte in cui con la macchina siamo rimasti bloccati nel fango...le volte che abbiamo dormito in 5 in una fiat tipo...le volte in cui tale era il freddo che ti congelavano i piedi...sicuramente ricordi piu' piacevoli di una giornata passata davanti alla playstation oppure davanti ad un bar.
Per tale motivo resto della convinzione che la pesca non puo' essere diseducativa...diseducativo è sicuramente l'APPROCCIO a tale mondo.
Pescare è sononimo di riscoprire il mare...fare mattanza di pesci oppure proclamarsi nei detentori delle verita' di chissa' che cosa è un'altra faccenda...non guardo di buon occhio coloro i quali intendono la pesca o la caccia come un unica cosa...manco se i cacciatori ed i pescatori fossero tutti uguali e la pensassero tutti allo stesso modo.

Non esiste solo il bianco ed il nero...esistono milioni di sfumature e milioni di colori...ed io quando vado a pesca cerco di riscoprire in ogni sguardo rivolto verso l'orizzonte una piccola parte di questi colori...dopodichè mi sento appagato nonstante torni a casa con il carniere vuoto

_________________
Relax! Take it easy!!!

EnZo


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 Oggetto del messaggio: Re: PESCA E ETICA NATURALISTICA - PER MEDITARE UN PO'
MessaggioInviato: mar feb 23, 2010 5:50 pm 
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Iscritto il: lun feb 01, 2010 8:18 pm
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Tra i tanti forum dedicati alla pesca che ho visitato, questo (e rarissimi altri) mi stupisce per l'umanità, l'educazione e l'intelligenza dei partecipanti. :)
I miei più sinceri complimenti a tutti. :)
Francesco

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