Ma guarda caso…
Anch’io cacciavo da bambino, in formazioni numerose di altri bipedi col moccolo al naso e i pantaloncini corti anche d'inverno, con la fionda fatta con camere d’aria, pezzi di cuoio e rami adatti:
cacciavamo merli, passeri e qualunque cosa si muovesse, persino lucertole…
Accadde un giorno che vedendo un merlo con l’ala spezzata decidessi che non avrei più tirato con la fionda, avrò avuto 12 anni.
Era normale, per me, cresciuto sul mare, anzi nel mare, che cominciassi a praticare la pesca subacquea, la mia prima maschera fu una mitica Pinocchio monolente con tubo incorporato, il mio primo fucile era a molla, anche in quel caso nessuna cultura ambientalista, solo quella della strada e della scogliera, si sparava all’impazzata a tutte le forme viventi, l’obiettivo era quello di essere il “più migliore”; anche in quel caso due occhi di pesce increduli di tanta ferocia, mi fecero scattare l’interruttore e non sparai praticamente più.
In quegli anni le culture, specie in provincia, non circolavano facilmente come oggi, fu così che il discorso ambientalista era ancora lungi dall’essere una realtà .
Io posso solo dire che a prescindere da mode, costumi, etiche e morali che tanto, prima o poi cambiano e a seconda della società predominante, diventando altre cose.
Il sentirsi o meno a proprio agio in un certo comportamento sia un fatto del tutto personale, come non entro nell'argomento di nessuno circa il suo orientamento e le sue motivazioni che lo spingono a comportarsi in un dato modo, allo stesso modo , credo sia un diritto sacrosanto l'autonomia di pensiero della persona.
La pesca intesa in maniera ancestrale ha ancora ragione di essere la molla che spinge non a uno sport, non c'è nulla di sportivo nella pesca, ma a una passione, se vogliamo un esigenza di confrontarsi.
E' cambiata una cosa circa il modo di pescare di altri tempi, ahimè posso ricordarli anche io, è il modo di vedere il nostro bersaglio, i pesci.
Oggi non li vedo più come facenti parte di un bacino inesauribile, ma come un' anello della catena biologica fortemente a rischio.
Nonostante tutto, poichè mi rendo conto che il mio danno è ben poca cosa in confronto a ben più ampi scempi, non mi sento colpevole di alcuna malefatta.
Scendo in mare come allora, con la voglia di beffarda di sfidare una specie animale, con la voglia di sentirne la forza e anche con quella di portarmelo a tavola.
Mi capita, però sempre più spesso, di provare altri sentimenti, di sentire la necessità di contribuire a mantenere il patrimonio che mi è stato lasciato, è un gesto per lo più simbolico, poco legato alle mode e a quello che gli altri pensano.
E' difficile per me capire quanto di quello raccontato a proposito di attrezzature e accessori costosi, sia veramente nelle mire di ciascuno di noi,
io so per certo quello che io faccio per sentirmi appagato dalla mia attrezzatura ma non so quello che fanno gli altri.
Immeritatamente condivido una certa passione per il lato artistico delle cose, oggi lo riverso in piccoli oggetti, posso pertanto dire che:
la scelta degli elementi della nostra attrezzatura, il testarne spasmodicamente l’efficienza, curare l’attenzione a nuove cose, nuovi artificiali, impegnarci anche delle risorse sudatissime, corrisponde alla stessa frenesia che spinge un artista a comporre la tavolozza dei suoi quadri, chiedergli di eliminare qualche colore, citargli che è iniquo e superfluo, corrisponde a offendere la sua sensibilità e la sua autonomia.
Ho un bambino piccolo da educare, credo fermamente che farò sbagli a quintali, la forza che mi spinge a insegnare talune cose ed altre no è il fatto di farlo in buona fede, con questo spirito sto passando il testimone delle mie idee, del mio modo di vedere, lasciando sempre uno spazio alla critica e all’autonomia.
Spesso vorrebbe venire a pesca, mio figlio, io ho cominciato a cinque anni con mio padre, ogni tanto lo porto con me, ma vedendo come storce il naso, quando si prende qualcosa, capisco quel disagio e non lo forzo, mio padre sarebbe andato in manicomio se l’avessi fatto io.
Caro Francesco Venier, sono d’accordo sul dire che la pesca, come la caccia siano fondamenti remoti dell’istinto umano, sono d’accordo nel dire che tante cose che la ingentiliscono sono orpelli borghesi,
ti contesto il fatto che il sentire interiore di ognuno di noi, se trova altri soggetti che provano gli stessi sentimenti tende a socializzare con loro , questo è il mio modo di vedere il perché dell'esistenza di questi forum.
In questi contesti è facile poi trovare varie forme di pensiero, è molto facile che qualcuno la pensi diversamente ed ecco che allora, dica esplicitamente il proprio modo di vedere e faccia del suo modo di comportarsi un esempio, credendo, in buonissima fede, fermamente che questo sia educativo, non imponendolo ma suggerendolo e spingendolo.
Ogni altra forma coercitiva e integralista è condannabile e da condannare, c’è una legge dello Stato che indica certi parametri del pescato e muovendoci in quella legge siamo tutti nel corretto; c’è poi una legge interiore che ci dice quali siano altri parametri e questi sono tutti personali.
Da cosa nasce cosa, quando vado sulle spiaggie e sui porti è normale trovare quantità di spazzatura lasciata da pseudo pescatori, molte volte non parlo di questo con loro, delle volte mi limito a raccogliere la loro spazzatura, imbustarla e cestinarla;
molte parole in meno e più coerenza con quello in cui crediamo, il messaggio passa prima e meglio.
Mi piace il termine usato dal nostro Antares:
il Caccia e Rilascia è più familiare, meno snob, meno untuoso di quello inglese.
Il Caccia e Rilascia, soprattutto in mare, dove è più acerbo, non è una moda da seguire, è un fatto personale, un modo di "Sentire" e di sentirsi, nel proprio piccolo, in equilibrio.
Sto ancora aspettando quel momento che farà scattare il mio interruttore interno, so che è dietro l’angolo, quando succederà sarò in grado di trasmettere le mie motivazioni a mio figlio.
francescovenier ha scritto:
[b]
E perché, inoltre, parlo di una valenza diseducativa, specialmente nei minori?
E’ presto detto, poiché attribuisce delle improprie giustificazioni all’esercizio di una passione (del tutto ludica) che, come ho sopra specificato, si manifesta con attività cruente o pseudo tali.
Se si giustifica il pescare con il fatto che, poi, i pesci vengono “trattati bene”, curati e rilasciati , cosa dovremmo pensare, ad esempio, dell’uso delle armi a scopo bellico offensivo?
Si dovrebbe, forse, pensare, come tanti potenti oggi fanno, che “il fine giustifica i mezzi”?
E’ scontato che il mio esempio è un po’ eccessivo paragonato al pescare ma, spero, esaustivo.
Un tempo (anche oggi) io andavo a pescare per starmene tranquillo e in pace nel verde, per catturare (più le volte no che quelle si) un pesce e, a volte, per mangiarmelo, magari in buona compagnia.
Oggi noto una esasperazione (sovente inutile e prettamente consumistica) nei metodi e nelle
e attrezzature.
Noto il desiderio di “primeggiare” sugli altri (vedi la infinita miriade di competizioni di ogni tipo) spesso a discapito della sana voglia di stare insieme.
Noto i costi medi di ciò che serve, spesso levitati alle stelle.
Ma la pesca, quella vera, quella della nostra infanzia, esiste ancora?
Detto quanto sritto sopra:
SI, la pesca, quella vera, quella della nostra infanzia esiste ancora, siamo noi che siamo cambiati (ahimè è cambiato anche il Nostro mare), a volte invecchiati ma, e solo in questo caso, si può ringiovanire ampliando lo sguardo, i giovani ci guardano anche se fanno finta di non farlo.
SI la pesca, quella vera, esiste ancora, non nelle competizioni, quelle sono un'altra cosa, ma in quelle giornate di pioggia e Scirocco, perso sulla spiaggia o sulla scogliera, in mezzo alle onde e col loro rumore assordante, a parlare, a volte a strillare con l'orizzonte, a tirare due conti di una esistenza spesso spesa male, a lanciare e recuperare quell'oggetto di plastica che, magicamente, ci rappresenta sotto il pelo dell'acqua, l'immagine di me che mi faccio inseguire dal predatore, spero il più enorme e combattivo che sia possibile, e la rivalsa di poterlo domare e dominare;
la fierezza di non averlo fatto solo per fame, quando tutto questo è condito col sale che ti sta addosso e che ti entra nel sangue:
Questa io la chiamo PESCA
Caro Venier condivido la quasi totalità di quello che scrivi perchè molto spesso lo "sento", cerco però di non farmi prendere dagli integralismi, in un senso o nell'altro.
Come dice qualcuno che conosco: "Pirateggiar, m'è dolce in questo mare"