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I segreti dello spinning in mare
Lunedì 11 Luglio 2011 09:06

spigola-minnowIl titolo originale di questo articolo inviato per gli amici di PLANETSPIN da Claudio Saba. era "Limitare i cappotti", ovvero cosa fare

ma soprattutto cosa "non fare" per riuscire ad avere successo in questa complessa tecnica di pesca. VI lascio alla lettura e ricordo che avete la possibilità di commentare ed inserire delle opinioni personali, utilizzando il link diretto al forum di planetspin che trovate a fondo pagina.

Rispetto ad altre tecniche di pesca da terra, nello spinning in mare si insidiano prede di taglia mediamente piuttosto elevata con conseguenti maggiori possibilità di non beccare niente. Vediamo insieme alcuni consigli per ridurre le uscite a vuoto.

spigola-minnow

Sento spesso affermare, da esperti delle varie tecniche, che nella pesca non esistono regole e che non appena si pensa di averne trovata qualcuna i pesci la sconfessano immediatamente. Tutto questo, a parer mio, è vero solo in parte. Sono dell’idea che, almeno per certi aspetti, con l’esperienza alcune regole si possano individuare più o meno facilmente, solo che occorre tener conto che le eccezioni possono essere tantissime e che in ogni caso non è sufficiente applicare correttamente alcuni principi di base per poter pescare bene.

Occorrono, evidentemente, anche istinto, sensibilità e senso dell’acqua, tutte cose che si affinano con l’esperienza e che nessuno ci può insegnare. Conoscere ed applicare alcune regole generali, insomma, non potrà mai garantirci pescate eccezionali, può però consentirci di ridurre uno dei problemi più tipici dello spinning in mare, vale a dire l’elevata percentuale di cappotti ( le classiche “sturrate”, per dirla in gergo tecnico locale) che è anche una delle cause più frequenti di disamore o abbandono di questa disciplina. Vediamo quindi un breve elenco di regole di massima (se preferite, dei “suggerimenti”) da seguire per limitare il rischio di tornare a casa a mani vuote.

Prima, però, vorrei fare qualche veloce considerazione. La cattura di un pesce a spinning è conseguenza di tutta una serie di combinazioni che possiamo brevemente riassumere così: deve esserci almeno un predatore che staziona sotto costa a portata di lancio, deve interessarsi all’esca che utilizziamo in quel momento al punto da attaccarla (per appetito o altri motivi), deve rimanere ferrato e non slamarsi durante il recupero, dobbiamo infine riuscire a portarlo a riva e salparlo. E’ sufficiente che uno solo di questi elementi non sia soddisfatto per incorrere nel fatidico cappotto, e chi ha un minimo di esperienza sa bene che è piuttosto facile che ciò avvenga.

La presenza di predatori in prossimità della costa non è sempre garantita, oppure ci sono e magari anche in caccia ma fuori dalla portata delle nostre esche, oppure non attaccano gli artificiali per motivi vari (possono essere particolarmente sospettosi e fiutare l’inganno oppure non gradiscono le esche finte che utilizziamo). E se uno di loro decide di assaggiare il nostro pesciolino finto sapientemente manovrato, con una piroetta può slamarsi e lasciarci con un palmo di naso o, peggio, rompere il filo previa sfregatina del trecciato sulle rocce. Tutte queste cose uno spinner deve necessariamente metterle in conto e vi posso assicurare che anche per quelli più bravi il cappotto, per un motivo o per un altro, è ordinaria amministrazione, per lo meno nelle nostre acque. Nessuno deve demoralizzarsi, quindi, per una sfilza (anche piuttosto lunga) di insuccessi: è assolutamente normale per tutti. E’ anche legittimo, però, cercare di ridurre le uscite a vuoto e per questo occorre evitare gli errori più frequenti e seguire alcune regole fondamentali.

a) Scegliere attentamente lo spot di pesca in base alle condizioni ambientali
Mi scuserete se lo ripeto all’infinito, ma è di gran lunga l’aspetto più importante per poter pescare bene, ne abbiamo parlato qualche milione di volte e a questo argomento ho dedicato diversi articoli specifici ai quali rimando per approfondimenti. Negli ambienti naturali onde e schiuma sono fondamentali per avere buone probabilità di cattura; serve a ben poco battere un luogo pescosissimo se in quel momento le condizioni meteomarine non sono favorevoli. Molto meglio un posto mediocre con mare mosso che un posto ottimo con mare calmo. Seguite con attenzione l’evoluzione dei bollettini meteo cercando di immaginare dove poter trovare le condizioni migliori. Non trascurate variabili apparentemente meno importanti come la pressione atmosferica o la marea, soprattutto se il mare non è ottimale.

b) Privilegiare l’alba e il tramonto
In condizioni ideali ogni momento della giornata può essere buono, considerate però che man mano ci allontaniamo da queste le probabilità di cattura aumentano decisamente se peschiamo nei primissimi istanti di luce o dopo il calar del sole. L’attività dei predatori, in genere, si intensifica infatti prima dell’alba e al crepuscolo. Tenete conto che statisticamente il maggior numero di catture viene effettuato nelle prime due ore di luce della giornata, nel primissimo pomeriggio e nelle due ore a cavallo del tramonto.

c) Assicurarsi di avere esche idonee per ogni situazione e ambiente
Per essere efficacie, un artificiale deve soddisfare due condizioni fondamentali: arrivare a portata dei predatori e riuscire a nuotare bene in quelle determinate condizioni di mare. Non esiste un’esca migliore in assoluto, né esistono esche valide sempre e comunque. Ogni artificiale copre una gamma di situazioni limitata; ci sono quelli che nuotano efficacemente anche con forti correnti ma sono limitati nel lancio, quelli che arrivano lontanissimi ma tendono magari ad uscire dall’acqua nell’ultima fase del recupero e così via. Meglio portarsi dietro esche di diverse tipologie (minnow a diverso affondamento, esche di superficie, jig, ondulanti) piuttosto che esche molto simili tra loro che possono limitare il campo d’azione. Non c’è niente di più frustrante che trovarsi ad affrontare una certa situazione senza esche idonee.


d) Variare l’azione di pesca
Una pesca statica può essere produttiva solo in determinati luoghi che conoscete molto bene e per i quali avete la certezza del passaggio dei predatori, altrimenti è sempre opportuno operare uno spinning più dinamico alla ricerca delle prede. Insistete nei punti che vi sembrano migliori, cambiano magari esca, ma non trascurate quelli che appaiono più anonimi. Non costa niente fare due o tre lanci anche nei punti meno interessanti, magari il predatore questa volta è proprio lì, e non fate nemmeno l’errore di credere che se i pesci sono in zona prima o poi passeranno anche dalle vostre parti. Non affrontate la battuta di pesca con attrezzatura e abbigliamento troppo pesanti che possono limitare fortemente la mobilità, non serve a niente portarsi dietro enormi zaini pieni di roba. E’ sufficiente una canna, un mulinello, un gilet (o zainetto) contenente artificiali, piccoli accessori e bobina di ricambio e, se proprio volete, un guadino o raffio. Anche l'abbigliamento va tenuto il più leggero possibile. Variate anche l’utilizzo degli artificiali, alternando esche di superficie (popper, WTD) a quelle che affondano nel recupero (minnow, jig, ecc.). Se il fondale è piuttosto profondo, provate esche a diverso affondamento, può capitare che i predatori stazionino vicino al fondo e non abbiano troppa voglia di inseguire gli artificiali in prossimità della superficie. Cercate anche di variare e personalizzare il tipo di recupero e seguite sempre, quando è possibile, il nuoto dell’esca; può essere importante percepire subito l’eventuale presenza di predatori.

e) Nascondersi alla vista dei pesci
Con il mare mosso in genere non è necessario, ma in condizioni di maggiore visibilità, soprattutto con la sospettosa spigola che spesso caccia sotto i nostri piedi, è opportuno evitare che veda la nostra ombra o i nostri movimenti. Con questa specie il rifiuto dell’esca è frequentemente causato proprio dall’accorgersi della nostra presenza, ma lo stesso può valere in certi casi anche con altri predatori.

f) Scegliere l’esca in base alle condizioni del mare
In particolare, le dimensioni dell’esca devono essere proporzionali all’altezza delle onde. Questa regola vale per molte tecniche di pesca da riva e lo spinning non fa eccezione. Con mare mosso e in mezzo alla schiuma è opportuno impiegare artificiali di buona taglia per diversi motivi: tengono meglio le forti correnti, sono più visibili in mezzo alle onde e sono più facilmente attaccabili dai predatori che in queste situazioni sono solitamente più aggressivi. Con acque più calme i pesci diventano più sospettosi e vengono invece stuzzicati e incuriositi da esche di taglia ridotta.

g) Controllare l’attrezzatura prima di ogni battuta
Onde evitare spiacevoli sorprese sul luogo di pesca, verificate prima di ogni battuta l’integrità della vostra attrezzatura. In particolare controllate ami e ancorette degli artificiali, sostituite quelli che presentano ruggine o che comunque non danno garanzie di penetrazione. La slamatura di un pesce durante il recupero talvolta è semplice sfortuna (o merito della preda) altre volte è dovuta ad ancorette non adeguate o a errore del pescatore. Controllate bene anche la canna (in particolare gli anelli), il mulinello e la lenza; se avete dubbi sulla sua integrità, sostituitela senza pensarci troppo. Portatevi in ogni caso una canna di riserva con relativo mulinello da lasciare nel cofano della macchina per ogni evenienza. Un cappotto dovuto alle condizioni ambientali sfavorevoli o alla scarsa collaborazione dei pinnuti è un conto e dobbiamo accettarlo tranquillamente, ben diverso se invece è determinato dalla nostra negligenza.

Considerazioni finali
Moltissime belle pescate, a spinning come in altre tecniche, sono state fatte in barba a qualsiasi regola, lo riconosco, e più esperienza si ha e meno si hanno certezze assolute. Nella pesca, d’altra parte, possiamo parlare solo di maggiori o minori probabilità di cattura ed è su questo che dobbiamo basare le nostre decisioni, prima e durante la battuta. Ricordo, quando giocavo a calcio in un campionato di infinitesima categoria, della nostra ala sinistra (non proprio un talento) che solo per essere riuscito una volta a segnare con un tiro al volo da posizione impossibile, ogni volta che si trovava in una situazione simile riprovava inutilmente il miracolo, mandando regolarmente il pallone oltre la recinzione e tirandosi dietro le bestemmie di tutta la squadra. Nello spinning può capitare la cattura particolare, inusuale, in condizioni “fuori dalle regole”, ma questo non significa che dobbiamo basare le nostre scelte su fatti assolutamente episodici. Soprattutto se vogliamo limitare le uscite a vuoto, dobbiamo per forza considerare alcune norme generali, che almeno in parte ho cercato di condensare in questo articolo e alle quali aggiungo un ultimissimo suggerimento. Non demoralizzatevi mai per un cappotto, cercate invece di capire la cause del vostro insuccesso, se e dove avete sbagliato, e farne tesoro per le prossime uscite. Il buon vecchio detto “sbagliando si impara” è validissimo anche per la pesca.

Testo e foto di Claudio Saba
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