Proprio di questo, si occuperà un nostro collaboratore, Alfonso Miniaci, che ci invia un interessante scheda per illustrare a sommi capi, la preoccupante situazione in cui versa il nostro pianeta.
L'Antartico che sembrava essere un oceano ancora inviolato dalla presenza dell'uomo, si è rivelato invece contaminato da rifiuti plastici di ogni sorta e dimensione. Questo è quello che rivelano due spedizioni scientifiche indipendenti, la prima compiuta da Greenpeace e il British Antartic Survey, la seconda, tuttora in atto, compiuta dagli scienziati dell'Algalita Marine Research Foundation in collaborazione con la fondazione Tara Expéditions.
Numerosi studi hanno mostrato un preoccupante incremento della presenza di rifiuti in zone considerate remote del pianeta, tuttavia mai prima d'ora è stata mostrata la presenza di plastica in Antartico. La spedizione compiuta da Greenpeace e dal British Antartic Survey ha rivelato la presenza di rifiuti galleggianti di grosse dimensioni quali residui di reti da pesca, sacchetti di plastica e bicchieri, mentre i fondali sono risultati incontaminati. Nonostante i fondali antartici risultino essere uno degli ultimi ambienti del pianeta a non aver ancora risentito delle attività antropiche, la presenza di rifiuti sospesi fa temere agli scienziati che non sarà così ancora a lungo. I ricercatori fanno notare che la presenza di rifiuti plastici galleggianti a largo delle coste antartiche è molto più rilevante di un mero fattore estetico o di rischio di per la megafauna.

La plastica è, infatti, un substrato ideale tanto per il trasporto di inquinanti quanto di microorganismi che potrebbero compromettere l'enorme e ancora in gran parte sconosciuta biodiversità dell'Antartico. Un altro rischio connesso ai frammenti di plastica in sospensione, continuano i ricercatori, è che essa può essere vettore di tossine per le specie che se ne nutrono scambiandola per plancton. Ciò riveste una particolare importanza in un ecosistema quale quello Antartico ove la degradazione della plastica galleggiante in particelle di dimensioni simili al plancton è particolarmente importante a causa dell'incremento stagionale dei raggi UV. Proprio al fine di meglio comprendere questa forma di inquinamento e gli effetti che questo produce sul plancton si colloca la spedizione compiuta dall'Algalita Marine Research Foundation a bordo del vascello Tara.
Quando il 19 settembre scorso il vascello ha fatto scalo alle Hawaii gli scienziati a bordo hanno riportato che la totalità dei campioni collezionati nelle acque antartiche presentavano frammenti di plastica. I campioni raccolti mediante speciali reti poco sotto la superficie presentavano dai 956 ai 42826 pezzetti di plastica sospesi per chilometro quadrato all'intorno dei punti di campionamento.

La spedizione Tara Oceans fa parte di un programma triennale di ricerca fra i cui partecipanti spiccano numerose università americane, il National Science Foundation e il National Institute of Health. Tara opera sotto il patrocinio del programma ambientale delle nazioni unite (UNEP, United Nations Environmental Program) e in collaborazione con l'unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN, International Union for Conservation of Nature). Tara farà scalo a New York nel Febbraio del 2012. Durante tutto l'arco della spedizione l'equipaggio continuerà il suo programma di monitoraggio della plastica negli oceani, in particolare presso la Great Pacific Garbage Patch, la più grande isola di rifiuti conosciuta al mondo, formatasi nel Pacifico a partire dagli anni 50.
Alfonso Miniaci per PLANETSPIN