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Claudio Saba, intervista su Planetspin
Martedì 22 Marzo 2011 10:36

claudio sabaSicuramente vi sarà capitato di leggere di spinning su qualche libro, rivista o su internet e presi dal modo in cui riesce a coinvolgere il lettore, vi sarete chiesti, ma chi è lo scrittore?

Questo è quello che ho pensato quando tempo fa mi capitò sotto mano il famosissimo libro "Lo Spinning dalla costa" ed oggi, (e chi l'avrebbe detto!!! ndr.) ho l'onore, abbiamo l'onore di leggerlo tra queste pagine, stiamo parlando di Claudio Saba.
Andiamo a scoprire il suo spinning con le ormai classiche domande che ci hanno permesso di scoprire tante personalità importanti che hanno contribuito in qualche modo a favorire la diffusione e la  crescita tecnica della pesca a spinning in Italia e nel Mondo.

Potresti illustrarci brevemente la tua storia?
Ho sempre pescato in mare da quando ero bambino, ma per molti anni la passione per la pesca è rimasta circoscritta al solo bolentino a mano, rigorosamente estivo e quasi sempre dalla barca. Ho avuto la fortuna di poter passare tutte le estati della mia gioventù a continuo contatto col mare, per almeno due mesi all’anno, in una minuscola villetta che mio padre aveva costruito sulla spiaggia di Villasimius. Solo relativamente tardi, terminati gli studi universitari, iniziai a praticare la pesca con la canna da riva e ad appassionarmi allo spinning e al surf casting. Nei primi anni praticai anche la traina e il solito bolentino, ma scoprii ben presto che lo spinning mi dava molte più soddisfazioni e che col passare del tempo non riuscivo più a stare ad aspettare l’abboccata del pesce, diventai così un monogamo dello spinning.

claudio saba spigola

Qual è stato il percorso che ti ha portato ad essere quello che sei?
Quando iniziai, lo spinning in mare era una tecnica poco diffusa e ovviamente si conoscevano molto poco le sue possibilità; nei primi tempi passai molto tempo, assieme ad alcuni amici, a sperimentare questa nuova tecnica e ad esplorare le coste sarde, scoprendo presto che lo spinning in mare non significava solo spigole ma che le nostre acque potevano riservare ben altre sorprese: barracuda, dentici, lampughe, ricciole, lecce, pesci serra, ecc.
Nel 1993 fondai con quegli amici il “Barracuda Spinning Club”, nell’aprile 2000 realizzai l’omonimo sito, primo sito italiano dedicato allo spinning salso, che ebbe subito un inaspettato successo; poco dopo iniziai la collaborazione con altri siti di pesca e con alcune riviste specializzate; in particolare, dal 2002 al 2008 ho scritto per “Mondo Pesca”.
Nel 2008 ho pubblicato il libro “Lo spinning dalla costa” edito da “Grafica Ma.Ro.”.
Nel 2009 ho avuto il piacere e l’onore di partecipare ad alcune puntate di “Passione artificiale” su SKY "Caccia e pesca" con l’amico Matteo De Falco.

E’ nata prima la passione per la pesca o la voglia di far parte di un  team o... di altro?
Senza dubbio la pesca. Tra l’altro considero lo spinning una disciplina per solitari e non concepisco in alcun modo le gare di spinning! Lo stesso “Barracuda Spinning Club”era ed è sempre rimasto un gruppo di appassionati con lo scopo di divulgare questa meravigliosa disciplina, più che un’associazione vera e propria.

claudio saba serra

Quali sono i personaggi chiave, nella storia della pesca a spinning in Italia?
Direi Alfio Elio Quattrocchi, che per primo ha scritto di spinning in mare in modo continuativo e con una solida esperienza, e Alessandro Idini che ha gettato le basi per il moderno spinning.

Se potessi scegliere una tecnica di pesca, quale sarebbe?
Ovviamente lo spinning in mare! Anche se accetto sempre volentieri un invito in barca per trainare o fare vertical, nessuna tecnica mia diverte e appaga come lo spinning.

claudio saba leccia

Quali possono essere, secondo te, esempi di esche artificiali che gli angler italiani hanno accantonato, ritenendole un pò datate, ma che al  cospetto di ciò continuano comunque ad essere valide e catturanti?
A mio parere i cucchiaini ondulanti. Sono artificiali ancora validissimi e tra l’altro molto duttili, eppure completamente trascurati da moltissimi spinner; personalmente porto sempre nel gilet almeno un classico Toby argentato che ritengo incredibilmente efficace in molte situazioni. Purtroppo c’è spesso la tendenza a inseguire il mercato e a pescare prevalentemente con esche di nuova generazione, accantonando modelli più “datati” ma ancora catturanti, e questo vale ad esempio con minnow e popper.  

Cosa ne pensi delle condizioni del nostro mare? Negli ultimi anni, che cambiamenti hai riscontrato?
Da un lato, abbiamo assistito nell’ultimo ventennio ad un aumento nelle nostre acque della presenza di alcune specie predatorie come barracuda, lampughe e pesci serra, e questo ha portato certamente vantaggi ai pescatori con le esche finte. Dall’altro, è aumentata anche la pressione di pesca mentre i controlli sono sempre poco incisivi (per non dire inesistenti). Tutto sommato, direi però che il nostro mare offre ancora buone opportunità per i pescatori sportivi. 

claudio saba leccia

Esistono relazioni cromatiche tra un artificiale catturante e l'habitat che stiamo battendo? sono legate solo al foraggio presente o ci sono altri fattori?
E’ la classica domanda da un milione di … pesci! Sicuramente la scelta del colore in funzione dell’ambiente ha una sua importanza ma su questo ogni spinner ha la sua opinione. Personalmente ritengo che spesso si sopravaluti la questione, a mio parere il colore ha spesso poca importanza, ma il discorso è complesso e richiederebbe diverse pagine anche perché varia a seconda del predatore. In linea di massima, in condizioni ideali di schiuma non vi sono grosse differenze tra un colore e l’altro, anche se preferisco colori più vistosi che risaltano meglio tra le onde. In condizioni di maggiore visibilità ritengo invece che si debbano preferire livree naturali o comunque più simili ai pesci foraggio presenti in quel momento.  

La pesca a spinning in che modo sta crescendo (che tipo di evoluzione avrà)???
Lo spinning in mare è cresciuto enormemente negli ultimi 10-15 anni, sia come numero di praticanti che da punto di vista tecnico, ed ha subito una trasformazione radicale passando da una tecnica monotematica rivolta quasi esclusivamente alla spigola e da praticarsi in stagioni e ambienti particolari, ad una pesca a 360 gradi destinata ad un buon numero di prede, praticabile tutto l’anno e negli ambienti più disparati. Dopo un tale cambiamento non possiamo certo aspettarci trasformazioni troppo evidenti, ma credo che sia comunque una disciplina ancora in evoluzione e sulla quale vi sono molti aspetti da esplorare. Mi riferisco in particolare allo spinning leggero con le esche morbide, al lancio dalla spiaggia, alla spinning notturno o a quello su fondali profondi. Insomma, nei prossimi anni vedremo sicuramente delle belle novità, magari scopriremo anche l’artificiale capace di catturare la ricciola di taglia.

Ha mai proceduto alla registrazione dei dati delle condimeteo di più  catture? se si hai notato una prevalenza su qualche dato che si ripeteva nelle molteplici catture?
Per diversi anni ho annotato su un quaderno tutte le catture mie e dei soci del club, riportando anche le principali informazioni sulla cattura (ora, vento, marea, esca, ecc.), con lo scopo di capire meglio le correlazioni che legano il comportamento dei pesci alle variabili ambientali. Ho smesso quando mi sono accorto di avere le idee ancora più confuse! Dopo 25 anni di spinning posso affermare che la variabile più importante è certamente la presenza di schiuma, fondamentale per avere buone garanzie di cattura, il che non significa che non si possano allamare belle prede senza le onde. Spesso è risultato determinante anche il repentino abbassamento delle pressione atmosferica, mentre la marea si è rivelata importante per lo più quando le condizioni del mare non erano ottimali.  

claudio saba barracuda

Quanto conta avere un etica forte e piena di sani principi sul rispetto della natura, l'ambiente, e delle prede che catturiamo?
Per un pescatore sportivo è assolutamente fondamentale! Purtroppo è ancora troppo diffusa una concezione “medievale” che vede la pesca unicamente come mezzo per approvvigionarsi di pesce fresco; la logica conseguenza è che molti pescatori sfruttano gli spot e le situazioni più favorevoli per compiere mattanze vergognose quanto inutili. Altro fenomeno da debellare, spesso legato alle mattanze citate, è quello relativo alla vendita del pescato, che trovo assolutamente insopportabile per un pescatore sportivo. Per fortuna, specie tra gli spinner si sta diffondendo un’altra mentalità, che da’ maggiore importanza a come si pesca piuttosto che a quanto si pesca. Non sono un fanatico assoluto del “catch & release”, però ritengo essenziale rispettare almeno le norme fondamentali (misure minime e limite giornaliero del pescato) e possibilmente il rilascio degli esemplari di taglia “indecente” anche se a norma di legge.

Lo scambio di domande con il nostro Claudio Saba è volto al termine, solitamente la classica domanda  è rivolta ai progetti futuri, ma per il momento ci conferma che non ci sono impegni in merito.

 


... vorrei però salutare tutti gli amici di Planetspin a cui auguro tutte le soddisfazioni che lo spinning ha dato a me in 25 anni di attività.

Un abbraccio
Claudio

Non ci resta che ringraziare Claudio per la sua disponibilità e per aver dato la possibilità a tante persone di conoscere ed avere un importante punto di riferimento in questa vasta, vastissima tecnica di pesca.

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