i predatori, quelli veri, quelli coi denti per intenderci, sono solo un sogno da riva.
Perché non prendere l’ auto, attraversare l’ Italia, imbarcarla su di una nave, solcare le acque del Tirreno, raggiungere la Sardegna e tagliarla diagonalmente per raggiungere le sue coste a sud-ovest per 1000 km all’ andata e 1000 al ritorno, solamente per dar sfogo alla nostra passione?
Così prende vita quest' avventura e di un’ occasione simile non va sprecato nemmeno un secondo; tutti i tempi devono essere calcolati per poter dedicare allo spinning ogni minuto possibile.
Decidiamo quindi di partire un mattino di ottobre alle 8 da Rimini con destinazione Piombino dove ci imbarcheremo con la Moby.
La macchina viene colmata di attrezzatura, eppure sembra di aver caricato solo lo stretto necessario!
Come prima canna optiamo per una monopezzo Gloomis Live Bait a testa, in panchina teniamo una Team Daiwa Italy 7-28g 228cm, ed una Shimano Technium 20-50g 270cm.
I mulinelli prescelti sono il technium, il saragosa, lo stradic e l' exage con misure che variano da 6000 a 4000 caricati con del Power Pro da 20 lb.
Per i terminali del fluorocarbon di diversi diametri, dovrebbe coprire ogni evenienza.
Arriviamo agli artificiali...scatole e scatole ricolme di minnow, jerk, lipless, WTD, popper, jig; di diversi colori e dimensioni, armati alcuni con ami singoli Mutu Light della Owner ed altri con le ancorette per pescare agevolmente in tutte le situazioni, senza dimenticarsi delle svariate buste di gomma...
Poi ovviamente scarponi, waders, boga, abbigliamento tecnico e minuteria varia completano "lo stretto necessario" di cui sopra.
Una volta in autostrada, per non sprecare la giornata dedicata alla prima parte del viaggio, puntiamo ad arrivare a Piombino nel primo pomeriggio per avere prima la possibilità di sfruttare il tramonto e poi di andare all’ imbarco con tutta calma.
Optiamo per una spiaggia che si chiude con uno sperone di roccia a picco sul mare, ci affidiamo ai top water per insidiare qualche pelagico, ai classici minnow, jerk e lipless per la spigola.
Abbiamo diversi inseguimenti di pesciotti sul Kg fin sotto riva sugli artificiali lavorati a mezz’ acqua, pertanto presumiamo siano spigole.
Dopo aver assistito ad uno stupendo tramonto con il sole che scompare dietro la Corsica proseguiamo il viaggio in direzione porto; appena saliti sulla nave corriamo alle nostre cabine, l’ arrivo ad Olbia è previsto per le 4!

Sbarcati ad Olbia ci avventuriamo verso l’ entroterra sardo, è buio pesto e non si vede una luce per kilometri, la pioggia accompagna il nostro passaggio.
Giunti nella località prescelta dopo 24h esatte dalla partenza, questo è lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi:

Onde turchesi di 6-7 metri si infrangono sulla nuda roccia inebriando l’ aria dei profumi del mare; è impossibile pescare, ma lo spettacolo ripaga lo scotto subito.
Lo spinning è anche questo, essere spettatori in prima fila e poter godere della bellezza della natura.
Riempiti gli occhi dell’ esibizione di Nettuno e respirati 2kg di iodio a testa, risaliamo in auto alla ricerca di un posto più riparato dove crediamo il dio del mare conceda un pò di tregua; ma non è così, il mare è grosso e punti per pescare non se ne trovano.
Giriamo speranzosi con mappa alla mano ancora per un pò, finchè non decidiamo di andare in hotel per sistemare i bagagli, pianificare l' indomani e ricaricare le batterie; in tarda serata però la voglia di lanciare le nostre esche è troppa e nonostante la compagnia della pioggia, puntiamo in direzione del porto dove la cara poseidonia che si ingarbuglia sistematicamente sui minnow ci consiglia di ritornare in hotel.
Passano alcune ore e le nostre sveglie regolate per squillare nel cuore della notte, ed essere in pesca prima che il sole faccia capolino, ci buttano giù dal letto.
Il cielo plumbeo minaccia pioggia, poi le condizioni meteo migliorano molto velocemente e quella che dapprima si era presentata come grigia e bagnata, si tramuta in una giornata limpida e mite.
Arrivati nello spot prescelto, iniziamo il nostro trekking costiero intervallando speroni di roccia troppo esposti a insenature più riparate.


Il mare è ancora mosso, ma è sceso di molto rispetto alla giornata precedente così i punti con belle schiumate bianche dove lanciare non mancano.

il mattino fa strada alle ore centrali della giornata e durante quest’ arco di tempo non incanniamo nessun pesce; ci spostiamo di continuo sondando i vari strati d’ acqua per essere sicuri di insidiare le prede a qualunque profondità (rimettendoci anche qualche jig) intervallando la scarpinata a brevissimi momenti di sosta per mangiare i panini preparati la sera prima.
Passano le ore e arriviamo quasi al tramonto, gli artificiali più blasonati non sono stati efficaci, riponiamo gli Shoreline ed i Tide e decidiamo quindi di montare ai nostri terminali l’ inossidabile Angel Kiss da 14cm e l’ X-rap da 12, entrambi in colorazioni naturali ed armati rispettivamente con ami Mutu Light della Owner l’ Angel Kiss e classici beack da surf-casting l’ X-rap.
Piccoli pesci che saltano tradiscono la presenza dei predatori ed infatti poco dopo un’ attacco deciso di un barracuda lascia i segni dei denti sull’ angel kiss recuperato lentamente e con ampie jerkate.
Qualche lancio e di nuovo la stessa scena, a vuoto anche questa volta sempre sul recupero lento quasi fossimo a cercar lucci; l’ amo ventrale fa posto ad un’ ancoretta e l’ angel kiss ritorna immediatamente in acqua.
Proseguiamo ininterrottamente con i lanci, nonostante sono ormai 10 ore che non diamo tregua alle nostre attrezzature ed improvvisamente un pesce si avventa sull’ x-rap; pochi giri di manovella ed il predatore è a tiro di boga, la live bait non si scompone minimamente.
E’ un piccolo barracuda, ma ha un grande valore poiché è il primo predatore dentato che rimane allamato ai nostri artificiali, nonostante l' X-rap fosse armato con gli ami singoli.

Un paio di foto per ricordare il momento e il pesce torna in acqua con la promessa di rivederci quando sarà più grande.
Passano pochi minuti e sempre sul recupero lento con jerkate ampie arriva la mamma che si presenta con un attacco poderoso piegando ed impegnando la live bait e chi la sbacchetta a dovere.
Qualche minuto per far stancare il predone ed una testa che affiora in superficie ricordando vagamente i pike nord-europei, ma di un blu intensissimo, preannuncia quali saranno le dimensioni del pesce.
Le rocambolesche operazioni di salpaggio alla fine si concludono con le pinze del boga che si serrano sulla bocca del pesce e quest’ ultimo che probabilmente per la prima volta in vita sua sente l’ aria e non più l’ acqua circondare il proprio corpo.

E’ un pesce meraviglioso e l’ ancoretta dell’ Angel Kiss questa volta ha fatto centro conficcandosi per bene nella dura bocca del pesce; questo i denti li ha belli grossi!

Il tempo necessario a slamarlo, fare un paio di foto ed anche lui torna a farsi bagnare dalle limpide acque del mare.


La battuta prosegue ancora per un pò, ma ormai è buio e stanchi ed appagati decidiamo di incamminarci verso l’ auto.
Torniamo in hotel prepariamo i bagagli per il rientro a casa e puntiamo a raggiungere nell’ ultima alba a disposizione una punta inaccessibile nei giorni precedenti a causa del mare.
Arrivati sul posto ci accorgiamo che anche se il mare è in scaduta, le onde da quel versante sono ancora potenti, la possibilità di sfruttare il cambio di luce sfuma ma almeno ne approfittiamo per farci qualche foto.


Dispiaciuti prendiamo la strada del ritorno, ad Olbia abbiamo la nave la sera stessa!
La traversata di ritorno è diretta a Livorno e una volta concluse le operazioni di sbarco, ci dirigiamo alla nota foce del fiume Ombrone: obiettivo serra.
Il mare è perfetto per i top water, l’ esatto opposto di quello incontrato nella costa ovest della Sardegna.

Il Sole è alto, siamo in tarda mattinata, di certo non è il momento migliore, ma abbiamo 3-4 ore prima di riprendere la strada alla volta di Rimini e non intendiamo sprecarle.
In acqua vola di tutto dai pencil bait ai popper, dai wtd ai jerk di generose dimensioni, ma dal mare nessun segnale, nessun movimento strano che tradisca la presenza dei predatori.
Probabilmente una piccola ondata di freddo che aveva interessato la penisola nei giorni precedenti, ha allontanato i pelagici o più semplicemente siamo notevolmente fuori orario.
Ad un tratto però con gli artificiali lanciati molto distanti, un pesce serra per qualche secondo si prende beffa di noi inseguendo un’ aguglia fin sotto i nostri piedi, per poi sparire alla stessa velocità con la quale è arrivato.
Con le evoluzioni sopra le nostre teste di un EF-2000 dell’ Aeronautica Militare ci incamminiamo verso l’ auto per l’ ultima volta in questo viaggio, per andare dalle spiagge del Tirreno a quelle dell’ Adriatico, dai PREDATORI ai predatori.

Il meteo non è stato dalla nostra, il tempo a disposizione non era molto, ma nonostante tutto per qualche giorno abbiamo potuto pescare come piace a noi, mirando ai predatori con la P maiuscola.
Cosa non si fa per lo spinning...
Noi sappiamo cosa si fa: 2000 km tra andata e ritorno in 4 giorni!
Elia G.
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