... Ormai il processo infettivo è completato.. La pesca, amico mio, è una malattia che si contrae sempre in età giovanile.

Lo spinning è un ceppo virale che si manifesta quando siamo convinti si essere guariti e là si presenta con una forma ibrida tra la malattia e la dipendenza. L'infezione è talmente violenta che presto interessa tutti i nostri organi sensoriali dalla vista al tatto ed all'udito. Siamo definitivamente infetti ed ormai dipendenti quando il nostro organismo sente la necessità di percepire la fresca pressione del mare attraverso i waders intorno alla vita, il suo respiro rumoroso attraverso l'udito, il senso dell'umido a della salsedine e della sabbia sulle mani, il profumo dello iodio al naso. Gli occhi non riescono più a restare in un piccolo campo visivo cercando sempre quella meravigliosa linea celeste che è l'orizzonte marino e tutto ci sembrerà piccolo e la nostra mente andrà sempre a lui, al mare. Il processo è definitivamente compiuto quando, non paghi di tutto questo, non paghi della ricerca oltreoceano di nuovi piccoli amici cui affidare le nostre speranze, sentiamo la necessità di sperimentare nuove consistenze come la gomma o di manipolare materiali e colori cominciando a giocare, come bimbi, con tutto quanto possa attirare la nostra e la loro attenzione.
Adesso il processo di infezione è quasi al culmine e ...naufragar ci è dolce in questo mare.
(Francesco)

…Ecco cosa mi spinge ad insistere con lo spinning anche quando tutto dice di non farlo
Lo spinning è un po’ l'essenza della vita e del vivere:
“cappotti” su “cappotti”, qualche bagnata e qualche malanno preso a causa sua, vai a farlo quando gli altri rientrano a casa, vai quando tutti ti dicono: - Ma dove vai?-
Tu lo sai che c'è un giorno di luce, un attimo fuggente che devi “acchiappare”, un punto luminoso che dà luce a tutto quello in cui credi, quegli strani momenti , fatti di irreali silenzi, fatti di:
- Ma i pesci dove sono?- - Ma perché sto prendendo freddo mentre tutti stanno al caldo?-

Peppe mi chiama:
- Ciao Andrea che si fa, si va?- … - In spiaggia per te è ok?-
- Certo che andiamo, che domande! C’è da chiederlo? ti aspetto -
E’ così che nasce una nostra battuta di pesca, c’è poco da dire, quando le condizioni meteo sono quelle giuste, è la spiaggia che chiama noi, l’attrezzatura è sempre pronta, la canna è una 6’,6” il mulinello è caricato col multifibra, un trecciato da 20lb. Tiriamo fuori i Waders, oggi più che mai sono necessari, il jacket, l’arsenale di artificiali. Oggi il mare, un po’ fa paura, incute rispetto, la cresta si rompe a riva, c’è risacca, le condizioni di pesca sono abbastanza estreme, non è il mare della balneazione estiva. E’ una tecnica, la nostra che si svolge così, in attesa che una pertubazione e una variazione di pressione atmosferica cambi uno stato di cose, la condizione ideale sarebbe la scaduta di mareggiata, quando il mare torna in pace con la terraferma, quel magico momento in cui si domano le onde ma l’acqua continua a trattenere energia, è un po’ torbida, è in questi frangenti i Predatori esercitano la loro pressione maggiore di caccia.

Si “caccia” dalla posizioni più disparate, alla ricerca della corrente giusta, del canalone, della buca, delle rocce.

Questi sono i punti in cui il predatore, da noi è sempre la spigola, tende i suoi agguati alle prede incaute, sprovvedute o semplicemente in difficoltà con le correnti; è qui che facciamo transitare in maniera instancabile i nostri artificiali, spiagge lunghe o corte non ha importanza, facciamo chilometri sondando e battendo la riva, con l’occhio attento si guarda il mare, si immagina la morfologia, si studia il movimento dell’acqua, si scoprono le difformità de fondo, uno scalino un canale sommerso, la presenza di uno scoglio.

Sono da preferire quelle spiagge che hanno afflussi di acqua dolce, a volte sono periodici come fiumi, a volte sono stagionali come i torrenti, a volte sono semplici canali che nella zona della Piana Pontina regolano il livello delle acque interne, quelle della ex palude.
Non sempre è possibile conciliare il momento ideale con gli impegni di lavoro e allora…
Eccoci qui con l’acqua che spesso ci arriva alla cintura, a confrontarci con l’amore di sempre: - il mare -.
Saliamo su quegli scogli, lanciamo nella spianata, fatta di sassoni e sabbia, l’acqua è bassa e quando l’onda si rompe gli schizzi di salmastro ti arrivano in faccia, anche questa per me, è la condizione ideale di “caccia”, cerco il predatore che si rispetti, quello che mi lasci l’emozione, quello in grado di contrastare i marosi e di avventurarsi su queste spianate, alla ricerca dei mugginetti che , in branco osano e affrontano anche queste condizioni estreme. La spigola ne è ghiotta e io cerco di stanarla con le imitazioni naturali, quando l’acqua è decentemente trasparente, con colori ultravivaci se l’acqua è tanto torbida. Di solito si usano minnows dalla silhouette allungata, capaci di essere lanciati anche lontano ma non necessariamente, dotati di una paletta giusta per affrontare correnti e moti ondosi, le misure vanno dai 10 ai 15cm ma preferisco non farmi una regola fissa, preferisco scegliere a seconda della situazione, provarlo e testare se in quel momento, in quel luogo è quello idoneo, quello che sento meglio.
Oggi il vento non ci è propizio, ci sbatte in faccia, ci accorcia i lanci, ci porta l’onda che risale sugli scogli, ma tutto questo è bello, è vivo, è reale, niente di informatizzato…
Passiamo il tempo così, ripetendoci che oggi è troppo giusta per lasciarci senza cattura, troppo giusta per essere dimenticata. Dopo due ore così, fatte di sguardi, di sana competizione alieutica, di cose non dette:
- Peppe, allora?... Niente? … ma proprio niente? … che facciamo cambiamo tecnica? –

La risata è una risposta fin troppo eloquente, non c’è commento, è tutto detto, poche parole e sintonia di pensiero: è stato un cappotto, ma non come tanti altri, uno di quelli C maiuscola, questa giornata la ricorderò, anche senza cattura la ricorderò.
Poi senza preavviso, in una giornata qualunque,senza annunciarsi arriva lei,

un’emozione,e in una frazione di secondo capisci perché l'hai fatto.
Anima e forza di un angler è la sua spiritualità, la sua filosofia di vita,difficilmente credo, in maniera diversa si possono affrontare interminabili periodi di assenza di strike.

E’ una sfida e una ricerca, l’atto della cattura è solo l’apice, il culmine di un percorso fatto anche di interiorità.
Studiare il paesaggio, scoprirne i segreti, interpretarne la morfologia oltre quella linea d’acqua che racchiude le sue profondità, rendersene custode quando questo è minacciato.
Questo è quello che vedo quando parlo con uno come me vero, non ho trovato confini, non ho trovato difficoltà di lingua a parlare con quelli come me, di qualunque regione fossero…

E’ il Mare che nasconde nelle sue profondità lo scopo delle nostre uscite, l’avversario perfetto, quello che ci farà scorrere l’adrenalina, che ce la farà sentire nelle gambe che tremano o nelle mani che si serrano.

Controllare il momento dello strike, non è per niente banale, è la sintesi di una esperienza, i muscoli si contraggono, si rilassano e i movimenti diventano fluidi solo do aver realizzato l’accadimento,
è sempre di forza che avviene la “botta”, è sempre all’improvviso che devi decidere la ferrata.
E’ lui, l’avversario, l’altro interprete della scena, direi il protagonista; io, lui e basta.
Ci hanno provato qualche volta ad aiutarmi nel salpaggio, ho reagito in malo modo, è una faccenda personale; io e lui e non io contro lui, sono i nostri ruoli a essere in gioco; è un profondo rispetto che circonda la mia relazione con l’avversario, non voglio delegarla ad altri.
Lo Spinning è studio,
Lo Spinning è soffrire,
Lo Spinning è ricerca,
Lo Spinning è poesia,
Lo Spinning è libertà
Lo Spinning è avere coraggio,
coraggio di saper rinunciare
Quando dopo un lungo periodo di digiuni, il mare ci regala uno dei suoi figli, il nostro compito è capire se è arrivato il momento di saper rinunciare.
La Forza dello Spinning è gioire quando l’avversario è più scaltro, più tenace, più smaliziato dell’angler che lo insidia.
La Forza dello Spinning è capire se andare oltre oppure fermarsi; anche nella vita funziona così.
La Forza dello Spinning è capire se per te è arrivato il momento giusto per fare il salto verso il rilascio della preda.
Senza retorica, senza demagogia, senza integralismi, non un fatto di costume, non una faccenda da pubblicizzare agli altri ma un passo importante, un traguardo personale e interiore.
Non è completato, in me il passaggio, non rilascio sempre le mie catture, non so se lo farò mai
ma mi è capitato a volte di farlo, non è ripudiare la cattura o il trattenere, non è condannare chi invece non lo fa; è diverso.
Penso che chi rilasci lo faccia soprattutto per se stesso, per quella pace per quella fierezza di aver fatto la cosa giusta che in certe circostanze può valere la pena di aver vissuto.
E’ un’esperienza, quella del rilascio, che raccomando, almeno una volta, guardategli gli occhi, sono diversi da quelli del momento della cattura.
Perché già non lo faccio completamente ora? Non lo so.
Non è ancora completato il processo, ho ancora troppi retaggi vecchi e stratificati da rimuovere, in fondo il mio cammino nello spinning non è lunghissimo, sono un neofita con l’età del veterano.
Le altre tecniche di pesca, quelle del passato ormai, mai mi hanno insegnato quello che ho appreso con lo spinning, mai mi hanno infuso la stessa perplessità di un’attesa, mi hanno certo regalato prede più numerose, ma mai mi hanno fatto pensare al pesce come un’avversario.

La pesca con l’artificiale, così mi piace chiamarla all’italiana, è il nome che racchiude la concretezza di una tecnica per me ancora da scoprire, avevo già usato gli ondulanti, trainati da una zavorra,
Non è la stessa cosa!
La sfida è animarlo l’artificiale, renderlo credibile, appetibile oppure provocante, ti coinvolge mentalmente ti costringe a nettere in dubbio la tua conoscenza del mare e la sua lettura, imparare a conoscere il carattere dell’avversario, immaginarne abitudini e comportamenti, ipotizzare dove e come attaccherà, sapere se è in caccia oppure aspetta immobile gli eventi.

E’ una ricerca che spero di non riuscire a completare, di avere sempre qualcosa da imparare, di non avere mai in mano l’artificiale perfetto, quello che cattura a prescindere.
In una descrizione globale mi piace definire tutto questo in un concetto unico:
Il senso dell’acqua.
Andrea Cicione
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