che con un’area di oltre 33000 ettari è il più esteso della Campania.

La natura incontaminata, la flora e la fauna di questo luogo sono a dir poco fantastici, dando un aspetto fiabesco a questo splendido lago che è circondato da un lato da faggete che arrivano quasi sulla sponda, mentre dall’altro immensi prati che ospitano cavalli e bestiame praticamente allo stato brado.
La pesca è sempre stata il sostentamento delle poche famiglie che vivevano sulle sue sponde e fino a qualche anno fa, era ancora praticata dall’ultimo vero pescatore del Matese, il famoso "Zì Gaetan", che ha dedicato un’intera vita alla pesca, tanto da conoscere questo lago come le sue tasche, e tutt’oggi dà consigli a chiunque si rechi a trovarlo prima di una battuta di pesca sugli spot migliori da scegliere in base al periodo e al tipo di pesca.

In base alle stagioni avremo una notevole differenza sia nella profondità che nell’estensione del lago, infatti nel periodo invernale e primaverile il lago si mostra in tutto il suo splendore, avendo la massima portata d’acqua ed in questo periodo potrebbe capitare di trovarlo ghiacciato, difatti trovandoci in montagna si raggiungono facilmente nel periodo invernale temperature anche di -10° C; nel periodo estivo il lago diventa una sorta di pantano, con la superficie ricoperta quasi del tutto da erbai, ciò è causato anche dalla centrale che preleva acqua; il fondale è caratterizzato da tratti melmosi che si alternano a distese di erba.

Questo lago è molto ricco sia di fauna che di flora acquatica; troviamo una massiccia presenza di carpe (con esemplari che superano anche i 20Kg), anguille, tinche, scardole, persici reali e lucci, trovando essi un ottimo habitat nelle distese di erbai che caratterizzano queste acque, ed in particolar modo il nostro amico esocide, il padrone incontrastato di questo lago, "IL LUCCIO", che in queste acque ricche di pesce foraggio (ciprinidi in genere) e piccoli anfibi, riesce a raggiungere taglie da record infatti non sono rari esemplari che superano i 10 Kg. Il luccio è un abilissimo predatore capace di mimetizzarsi grazie al pigmento verdastro maculato, la sua possente bocca lo caratterizza, infatti ha una forma singolare, a “becco d’anatra”, armata con una miriade di denti robusti e ricurvi verso l’interno, in modo che una volta afferrata la preda non possa più scappare. Il luccio ha un compito molto importante nell’equilibrio naturale, difatti nella sua dieta preferisce selezionare pesci e piccoli anfibi malati o morti, regolando così la crescita smisurata di quest’ultimi, ma in mancanza di cibo non disdegna giovani uccelli e talvolta attacca anche giovani della sua stessa specie. La frega avviene tra i mesi di Dicembre e Marzo, infatti in questi mesi è vietata la sua pesca.
Per poter pescare c’è bisogno della licenza di tipo B visto che ci troviamo in un parco regionale, soggetto a controlli.

Le tecniche di pesca per insidiare l’esocide in questione sono varie; con il vivo sia a fondo che con il galleggiante, con il morto a fondo o morto manovrato oppure con una delle tecniche che negli ultimi anni sta andando più di moda, la pesca con le esche artificiali, “LO SPINNING”, che contrariamente a quello che ci viene in mente pensando alla pesca (sedentaria e statica), è una tecnica che ci fa vivere nel vero senso della parola tutta l’azione di pesca, dalla ricerca della nostra preda, ispezionando erbai, canneti e ostacolo sommersi, al momento in cui avviene l’attacco, regalando ai nostri occhi immagini spettacolari, difatti a volte capita di vedere il predatore avventarsi sulla nostra esca in modo fulmineo.
La sessione di pesca indirizzata al luccio si può affrontare o con l’ausilio di un "lontro" (piccola imbarcazione di legno, caratteristica del posto) o dalla costa battendo palmo a palmo tutti i canneti ed erbai. Nota molta importante è l’attenzione che dobbiamo prestare in entrambi i casi: se peschiamo da natante, trovandoci in montagna le condizioni meteo cambiano molto velocemente quindi fare attenzione al vento, che potrebbe impedirci di accostare in modo tranquillo e sicuro; mentre pescando da riva dobbiamo prestare attenzione al fondale melmoso che in alcuni tratti si trasforma in vere e proprie "sabbie mobili".

L’attrezzatura che andremo ad utilizzare sarà composta da una canna compresa tra i 2,10 m (ideale per la pesca da imbarcazione) o 4,40 m (più idonea per la pesca dalla riva) con una potenza di lancio compresa tra 30 g e 50 g, abbinata ad un mulinello abbastanza capiente caricato con un buon trecciato da 25 lbs oppure un nylon dello 0,35, indispensabile un terminale in acciaio o fluorocarbon (se peschiamo con esche molto voluminose) con diametro anche dello 0,80, perché la possente dentatura del luccio potrebbe tranciare il filo, infatti non è raro, soprattutto se di grosse dimensioni, che esso ingoi tutta l’esca.

In base al periodo in cui ci troviamo possiamo fare una selezione delle esche che andremo ad usare, il lago del Matese è sottoposto a forti variazioni di livello in base alle stagioni: nel periodo in cui il livello delle acque del lago si presenta alto, non avremo problemi ad usare ogni tipologia di artificiale in quanto avremo una modesta distanza tra gli erbai sul fondo e la superficie del lago, mentre con l’avvicinarsi dell’estate si dovranno preferire esche molto leggere, in modo da lavorare radenti alle alghe. Tra le esche da usare troviamo i classici rotanti (immancabili), ondulanti, jerkbait, swimbait, spinnerbait e da non trascurare le esche in silicone come gli shad, senza farci troppi scrupoli sulle dimensioni; spettacolare è insidiare questo predatore con esche di superficie con imitazione di rane, topolini, o con popper e wtd soprattutto in primavera ed estate.

Il recupero delle nostre esche è fondamentale, si deve usare molto la testa e pensare al nostro artificiale come ad un vero pesce ferito che prova a nuotare con difficoltà oppure che fa degli scatti e cambia di direzione salendo in superficie e scendendo sul fondo, quindi usare molto la canna e il polso e meno il mulinello, il recupero dell’artificiale non và mai condotto in modo molto frenetico.

Il combattimento con questo possente predatore risulta molto divertente, dopo lo strike in un primo momento sembra quasi di aver incagliato sul fondo, ma questioni di attimi, il tempo necessario che la nostra preda focalizzi di essere in pericolo e... si aprono le danze! Con possenti fughe ci dà dimostrazione della sua forza e in questi momenti possiamo solo assecondare il pesce, aspettando con calma il momento propizio per iniziare a forzarlo. Una volta stancato dobbiamo porre molta attenzione specialmente se ci troviamo davanti ad un esemplare di generose dimensioni, di sicuro è indispensabile un capiente guadino oppure un boca grip (è uno strumento che ci permette di afferrare la nostra preda per l’apparato boccale senza procuragli danni) in modo da salparlo in tutta sicurezza; un altro metodo (però da lasciare ai più esperti) è quello di mettere quattro dita della mano sotto la branchia(facendo attenzione a non danneggiarla), in questo modo avremo una salda presa e anche in caso di uno scatto improvviso del pesce riusciremo a trattenerlo; buona norma è bagnarsi le mani prima di toccare il pesce, bisognerebbe adagiarlo su di una sacca apposita ed evitare il contatto con la terra, visto che il suo corpo è ricoperto di muchi che lo proteggono dai batteri; altro momento delicato è mentre si procede a slamare il pesce, sia per l’incolumità del luccio, che per noi, infatti è consigliabile munirsi di pinze (con becco abbastanza lungo) e di un apri-bocca, per non avvicinare troppo le mani alla possente dentatura. Indispensabile è il rispetto nei confronti delle nostre prede, infatti per salvaguardare la specie e per far sì che altri appassionati dello spinning si possano divertire con questo fantastico predatore è buona norma applicare il catch & release e diffonderlo, visto che ancora non molte persone sono entrate in quest’ottica!

Pescare lungo le sponde del lago del Matese è una sensazione fantastica,immersi nella natura, gli unici suoni che si percepiscono sono i versi delle molte specie di uccelli acquatici che popolano le sue acque e ci accompagnano nell’osservare un panorama magico fatto di colori e di luce che fanno assumere al paesaggio un aspetto incantato, specialmente all’alba e al tramonto.
Per chi volesse trascorrere più di una giornata lungo le sue sponde è possibile piantare tende con l’autorizzazione del Comune di S.Gregorio Matese, o pernottare in vari alberghi e agriturismi sparsi in prossimità del lago, oppure a soli 12 km possiamo trovare altri alberghi in località Bocca della Selva, altra località turistica con impianti di risalita per gli appassionati di sci.

Ci sono vari itinerari per raggiungere il Lago del Matese: per chi proviene da Nord (autostrada A1) bisogna uscire a Caianello, imboccare la S.P. 372 Telesina (superstrada Caianello-Benevento), uscendo a Dragoni e proseguendo per Piedimonte Matese; per chi proviene da Sud (autostrada A1), uscire a Caserta Nord, proseguire in direzione Caiazzo/Piedimonte Matese; una volta arrivati a Piedimonte Matese seguire le indicazioni per Lago del Matese, altri 25 Km vi separano dall’arrivo, da Piedimonte Matese al lago, attraverseremo i piccoli centri di Castello del Matese e di S. Gregorio Matese.
M.Grasso
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