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Spinning in the rain
Mercoledì 27 Gennaio 2010 13:33
spinning in the rainIl mio racconto ha inizio in un pomeriggio qualsiasi di un giorno di dicembre. I colori che ora lo dipingono sono rappresentati da una serie di tonalità di grigio.


spinning in the rain


Già …, grigio come la carrozzeria dell’auto che conduco, come le pietre dei muri a secco della mia terra, come le nuvole che silenziosamente osservano sull’asfalto bagnato il mio scorrere, veloce, come la mia vita che si protrae contando giorni uguali alla laconica ricerca di una nota di colore, della mia pausa lontano dal quotidiano, del mio sentirmi libero, di emozioni che investano corpo e cervello.

spinning in the rain


La mente, impegnata a inventariare il prezioso carico nel bagagliaio (canna, mulinello, waders, …), mi trasmette la serpeggiante e ricorrente sensazione di aver dimenticato qualcosa. Presto, il film bianco/nero è interrotto dal colore, dalla macchia mediterranea, dalle dune, dalla sabbia, dalle schiumate, dal verde torbido dell’acqua. E’ lui, finalmente, il mare, nelle condizioni che preferisco, pronto a ricevere e a dare, in cambio di solo rispetto.

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Sullo sfondo, in lontananza, uno stuolo di storni, mi suggerisce altre soluzioni per il mio tempo libero ma, determinato, continuo ad armare Avid, di cognome St. Croix, fida compagna di tante uscite solitarie. Il mio procedere spedito, quasi meccanico, rallenta sensibilmente nel momento topico della scelta degli artificiali.

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Hardbait, floating, sinking, suspending, sono parole non contemplate nel mio dizionario fino a poche lune or sono, mentre adesso cominciano a rimbalzare tra gli strati di diploe, in attesa di suggerimenti e di segnali dal mare. TD minnow, X-rap, Rogos, Shore Line Shiner, Angel Kiss, T-jerk, Blues Code: “Siete stati nominati!”
Inizio la lunga passeggiata con la musica del mare di fondo, a scandagliare le punte delle calette che punteggiano il mio litorale di scogliera bassa, con fondale che raramente supera i 50 centimetri. Le insenature più ampie mi vedono affondare gli arti inferiori tra le onde e, a loro volta, premono gli waders sino ai ginocchi.

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Alternare, variare, liberare. Parole magiche che gli spinners si trasmettono mediante riviste specializzate, nelle uscite di gruppo e attraverso il piacevole tam-tam della vita da forum. Interpreto, molto personalmente i “segreti del mestiere” ed inizio ad alternare cambi di velocità con stop&go, artificiali e colorazioni, vario l’inclinazione della canna, libero la fantasia nel recuperare, ora linearmente, ora con jerkate; insomma, rispolvero l’intero repertorio da me sinora conosciuto.

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Il risultato non cambia, anche nel periodo a cavallo del culmine di alta marea, qualora abbia valenza in quelle condi-mare. Il vento e qualche spruzzo di acqua salata attivano con maggiore frequenza quei tergicristalli, comunemente chiamati palpebre.

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Continuo a martellare senza alcun riscontro, mentre la pioggia più fitta si abbatte sul mio corpo, assieme allo scoraggiamento nel mio conscio. Il mio corpo che ha valicato il “mezzo del cammin di nostra vita” è tuttavia all’asciutto, ad eccezione della “capa”, adesso fresca (fisicamente), bagnata non tanto da un ottimismo immotivato, quanto dal cappello di lana, appesantito dalla pioggia che continua a scendere con continuità mentre, al contrario, i lanci diventano sempre più discontinui.

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Nel raggiungere l’ultima punta, lo scoraggiamento si trasforma in delusione e, certamente, non per l’ennesimo cappotto che si profila, essendo vaccinato, quanto per la consapevolezza che in quel mare ci sia la spigola. Gli interrogativi dell’imminente insuccesso invadono il cervello, come le onde s’infrangono sugli scogli, segnandoli.

spinning in the rain


Mentre è quasi buio, decido per gli ultimi tre lanci. Il Blues Code, fino a quel momento ritenuto inadatto per quegli spots, in assenza di idee e di carte giocabili, diventa protagonista degli ultimi spenti tentativi e fende il maestrale come gli è naturalmente congeniale. Chiudo l’archetto appena prima che tocchi il mare ed alzo la canna, ricordando che in quel tratto il fondale è basso. Nel corso del secondo lancio, al terzo colpo di polso, tocca non netta. “Ho incagliato!” - mi rimprovero - e sono in procinto di essere nominati anche gli avi dello zio Nettuno, quando … parte la sinfonia della frizione e le vibrazioni che raggiungono la canna pervadono il mio corpo sfibrato, mascherate da scariche di adrenalina pura. Ripresomi dalla sorpresa, stringo parzialmente la frizione e recupero lentamente trecciato mentre laggiù, “Sua Nobiltà”, si agita e scuote il cimino, dialogando ancora con la frizione. Il tentativo di portarla in superficie viene premiato e ora intravedo la sagoma nella schiuma che bolle. Non è grande, misura da forno, ma si agita quanto qualche sorellina più matura. Il peso non è importante, quanto vivere l’ineguagliabile momento della cattura, anche solo una volta nella vita. La mente sfiora appena l’Insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera, sorrido e torno a concentrami.
Continuo a recuperare, temendo la ricorrente slamata; mi guardo ai lati per individuare un luogo idoneo per salparla, dove il moto ondoso può agevolarmi al meglio in questa circostanza. Puntualmente, quando ormai è a pochi metri ed in poca acqua, arriva l’ultimo tentativo di fuga. Ne ho persa qualcuna, in passato, quando già le avevo sotto i piedi, ma la fedele Avid assolve al suo compito sino alla fine.
E’ lei, Signori, la “Regina”!

spinning in the rain



Ormai è sulla sabbia. Mi siedo su una duna, la osservo nella semioscurità e scarico il cocktail di emozioni interiori in una monital, a stento accesa tra pioggia e vento. Mi godo il momento e immagino il rientro in famiglia dove, una tantum, ogni sorriso beffardo sarà cancellato; penso alla condivisione con gli amici vecchi e nuovi di Planetspin, il forum che mi ha permesso di muovere i primi passi in “Spinlandia” e dove quotidianamente assaporo “pure passion”.
Alzo lo sguardo in lontananza verso un lampione che spezza la sua luce flebile nelle acque sottostanti. La sera è ormai calata accompagnata dalle onde che ripetono il loro moto ciclico sulla spiaggia, a lambire la labrax, ormai esanime e spanciata sotto la pioggia, protagonista principale di un film recente … Spinning in the rain.

Francesco Laveneziana

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