Il web, quel giorno, fu la mia musa ispiratrice e ad oggi posso dire che il modo in cui vivo la passione per la pesca è stato totalmente stravolto, in meglio ovviamente. Non so per quale caso fortuito mi ritrovai ad aprire la home page di un sito dedicato allo spinning in mare, iniziai a leggere incuriosito, non sapevo che si potesse pescare in quel modo, io che conoscevo solo piombi e galleggianti. Di colpo fui investito da qualcosa che andava oltre la curiosità, le righe dei report e delle catture scorrevano sotto i miei occhi, stavo leggendo pagine e pagine senza rendermene conto, il mio tram stava passando, era arrivata l’ora di cambiare registro. Ed eccomi qui, qualche tempo dopo, a raccontarvi una piccola avventura.

Dopo un’ora di camminata sui rosei graniti che caratterizzano la costa orientale della Calabria, intravedevo i primi bagliori di un’alba estiva, primi raggi di quel sole di luglio che arrampicandosi sulle acque bluastre del profondo ionio volevano a tutti i costi illuminare il cielo. Ero in piena solitudine, come amo di più, con la voglia di scoprire quell’angolo di mare inesplorato, meno battuto, dove ancora i gabbiani si fermano a riposare, con al seguito la mia macchina fotografica ed un bagaglio di fiducia, sogni, aspettative, e loro, i miei artificiali, fidati compagni d’avventura. Mi ero allontanato molto dalla casa in riva al mare nella quale trascorrevo le vacanze, quella notte il maestrale si era fatto sentire ed il mare si era subito imbiancato, era il momento giusto per tentare. Avevo, già da un po’, iniziato a lanciare nei pressi di una piccola foce, dove le onde avevano creato buche profonde e le schiumate abbondavano.

Recuperavo il Blues code molto lentamente, ma allo stesso tempo cercavo di conferirgli un certo movimento con decise jerkate. I lanci si susseguivano a ripetizione interrotti da qualche pausa per via di onde troppo alte, cercavo di lanciare parallelo alla riva, di far cadere l’esca nei punti più hot, purtroppo senza alcun risultato. Pur essendo estate il maestrale era pungente ed avvolte le folate erano forti a tal punto da creare delle piccole raffiche di sabbia, i piccoli granelli arrivavano così veloci da sembrare aghi sulla pelle.

Il sole si era ormai levato e decisi di continuare il cammino, cambiai artificiale montando un Sasuke 120 che stava in pesca discretamente. Lanciavo lontano, pur essendo controvento, effettuavo un recupero abbastanza veloce accompagnato da qualche colpo di polso. All’ennesimo lancio, ebbi un bell’attacco, ferrai d’istinto. Con una certa sorpresa mi accorsi di aver catturato un bel pesce lucertola, attesi un attimo per la foto di rito e poi lo rimisi subito in acqua.

Dopo numerosi attacchi di altri lucertola, ed altrettanti pesci catturati e rimessi in libertà, decisi di spostarmi ancora un po’ più in là, alla ricerca di qualcosa in più, non ero affatto appagato, il mare era troppo accattivante e sapevo di non dover mollare. Il sole si era fatto cocente ed ormai ogni passo ed ogni lancio erano quasi uno sforzo. Decisi di cambiare di nuovo artificiale optando per il un Chase 125. Il moschettone mi stava dando un po’ di problemi, quando ad un tratto i miei occhi, coperti dalle lenti polarizzate, furono attratti da una serie di indefinibili luccichii che provenivano dall’acqua, a soli 10 – 15 metri dalla riva. Alzai gli occhiali sul capo ed a quel punto le lancette del mio orologio ed il battito del mio cuore si fermarono in contemporanea; c’erano muggini, anche di dimensioni notevoli, che saltando sull’acqua cercavano di sfuggire da qualcosa che li inseguiva. A quel punto l’artificiale sembrò quasi innescarsi da solo, a tempo di record inizia a lanciare; i muggini venivano sempre più vicino a riva, alcuni addirittura trasportati dalle onde sino al bagnasciuga. In tutto questo caos recuperavo il Chase freneticamente; ad un tratto uno scossone alla canna mi riportò in me, cercai di ferrare come meglio potevo, purtroppo dopo qualche scodata decisa persi il contatto. Rilanciai subito e questa volta, praticamente sotto i miei piedi, ebbi un altro attacco, ferrai decisamente e più volte, non avevo nessuna intenzione di perderlo, stavolta fui meno timido, lo portai a riva e lo spiaggiai con l’aiuto dell’onda di turno. Era lì sulla battigia che si dimenava, il mio primo pesce serra a spinning, sedermi ed emanare un urlo di gioia fu una cosa automatica, ricordo ancora cosa sussurrai, con il cuore in gola ed una lacrima di gioia sul viso, : “ Spinning Pure Passion “ .

Ero stanchissimo, ma sereno e soddisfatto, non mi restava altro che rimettermi in cammino verso casa. Solo adesso, col senno di poi e con tanti cappotti alle spalle, riesco a rendermi conto di quanto sia stata importante quella giornata; da allora è passato un po’ di tempo, ma il brivido di raccontare e di trasmettere alle persone una storia avvincente ha sempre un valore inestimabile.

Lo spinning itinerante in solitario è sicuramente l’espressione più pura di questa tecnica, ci fa assaporare la natura, ci fa vivere momenti di libertà, ci fa soffrire ma al momento giusto ci ripaga, ci trasforma da pescatori in “cercatori di emozioni ”.
Giuseppe Bologna
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