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Quattro chiacchiere con... Roberto Ripamonti!

Al giorno d'oggi è sempre più difficile trovare persone valide, preparate, esperte ed umili, proprio per questo, credo che avere l'onore di leggere ciò che il Sig. Ripamonti ha da dire sul mondo della pesca (e non), sia una testimonianza da tener bene presente.


Penso di poter parlare a nome di tutti gli utenti di PLANETSPIN nel ringraziare il carissimo Roberto per averci dato l'opportunità di conoscerlo meglio, rispondendo alle classiche domande dell'intervista che sono sicuro vi piacerà.

Potresti illustrarci brevemente la tua storia e la tua evoluzione nel settore pesca?
Pesco dal 19…66 …ahimé. Nasco pescatore d’ acque interne che nella metà degli ‘80 si converte al surf entrando dopo 3 anni nel Quater di Sandro Meloni.

ripamonti

Poi comincio ad interessarmi di lancio tecnico e dopo essere stato allievo di Paul Kerry e di John Holden, divento anche il primo italiano a superare il muro dei 200 e 210 metri durante una gara ufficiale. Proprio all’amico Paul devo l’interesse verso il carpfishing poiché è lui a portarmi a pesca in alcuni laghi inglesi ed a aprirmi le porte dei maestri britannici. Questi, abbastanza incuriositi dell’italiano che vuole imparare a pescare con le boilies, mi svelano una massa tale di informazioni che dopo 2-3 anni di sperimentazioni nella acque italiane, rendo pubbliche aprendo una rubrica di carpfishing su Pescare che continuerò a scrivere per i successivi 16 anni.

Nel frattempo, creo Carp Fishing Italia e apro, grazie all’Editoriale Olimpia, la rivista Pescare Carpfishing.

Mi si aprono le porte per le sponsorizzazioni e entro nel Team Daiwa per poi, dopo una breve parentesi con una azienda italiana, passare alla azienda leader europea nel settore; la Fox International con l’aggiunta della Nutrabaits e della Eagle. Solo quest’anno , dopo 12 ottime stagioni, decido di interrompere le mie collaborazioni con queste aziende per provare lo sviluppo di una serie di prodotti di altissimo livello grazie alla partnership con la britannica Century che mi ha messo a disposizione una serie di materiali ultra tecnici unici.

Come autore ho pubblicato oltre 2500 articoli tradotti in una decina di Paesi, ho 7 libri sul carpfishing e sulla pesca al siluro e una totale di oltre 200 tra filmati in dvd, in vhs e per la televisione. Da tre anni collaboro con Caccia e Pesca con tre format “Fishing Adventure” , “Emozione Carpfishing” e “Surfcasting Adventures” oltre alla conduzione della trasmissione di notizie “Pesca Mag”.

Sono IGFA Representative dal 2004 e membro dell’Agenzia di Comunicazione della FIPSAS.
Ma alla fine dei conti faccio tutto questo come hobby perché nella vita di tutti i giorni piloto Airbus A320 per la ex Compagnia di bandiera!!

Se potessi scegliere una tecnica di pesca, quale sarebbe?
Ho la fortuna di poterne fare tante e fare solo quelle che mi piacciono. Oggi la mia scelta cade tra il surf in Oceano a grandi prede e lo spinning in mare. Quest’ultima la pratico con molta continuità sia con qualche viaggio all’estero che, nel mare davanti a Roma dove ho una barca (Robalo 2160) che mi permette di pescare prevalentemente spigole, sugheri, sgombri, palamite e alletterati. Raramente ricorro all’esca naturale ma preferisco una pesca di ricerca (caccia) sulle mangianze oppure studiando l’ecoscandaglio.

In prevalenza uso metal jig da 14 grammi con cui catturo praticamente tutto con una monopezzo da 6’6’’ e un 2500 caricato con treccia dello 012nn.

Mi capita spesso di pescare Topwater sui serra e le lecce anche se in modo calante rispetto al passato.

Ogni tanto provo top water anche sulle spigole e proprio i giorni passati ho avuto qualche risultato interessante!
Raramente pratico il VJ perché da noi è poco produttivo mentre, dopo una lunga serie di catture nelle foci del Tevere sto pescando a drop shot e siliconi in mare aperto con buoni risultati.
Varie volte l’anno, solo in presenza di mareggiate o scadutone mi metto i waders e vado a fare spinning sulla spiaggia con risultati, recentemente, a dir poco clamorosi, Con il mio amico Ighli Vannucchi abbiamo preso spigole da 2-3 kg con i jerk lanciando nella schiuma e davanti a dei surfisti che ci avrebbero volentieri ucciso!

Il surf lo pratico abbastanza per ragioni prettamente televisive in Italia e anche per puro divertimento,all’estero. Negli ultimi anni ho pescato prevalentemente squali da terra con rilascio della preda e punte di pesci vicino ai 150 kg.
Ovviamente c’è anche il carpfishing ma con molta moderazione a causa di alcuni acciacchi che mi limitano nelle sessioni notturne.

Quali sono i personaggi chiave, nella storia della pesca a spinning in Italia?
Ho letto Giandomenico Bocchi in tutte le salse per decenni. Mi è piaciuto Roberto Cazzola con cui ho pescato parecchio e il mio vecchio amico Alfio Elio con cui ho condiviso una carriera abbastanza parallela sulle riviste. Praticamente, abbiamo iniziato insieme.
Oggi leggo volentieri il mio amico Giorgio Montagna. Attualmente il mio compagno di pesca è un vero asso e si chiama Roberto Ursino, cugino di Vincenzo “molix” Muscolo.
Roberto è un asso!

Quali possono essere, secondo te, esempi di esche artificiali che i pescatori italiani hanno accantonato, ritenendole un pò datate, ma che al cospetto di ciò continuano comunque ad essere valide e catturanti?
Personalmente catturo molto con i rotanti vecchio stile della Mepps oppure con ondulanti pesanti ma compatti. In certe occasioni scopro che l’esca segreta di alcuni trainisti dalle mie parti è il rotante da 6-8 grammi!

I vecchi minnow stile primi Rapala, non tradiscono mai e mi piace averli nella scatola.

Certo, sono esche Vintage ed oggi esistono decine di ottime lure che funzionano perfettamente ma, sono loro ad aver fatto la storia.

Cosa ne pensi delle condizioni delle nostre acque, fiumi e mari? Negli ultimi anni, che cambiamenti ha riscontrato?
Le acque interne versano in uno stato tragico. E’ ridicolo anche solo dire che le amministrazioni in genere, considerano le acque interne , una grande scocciatura e nn una risorsa con cui creare posti di lavoro, Serve un cambio totale della classe politica che è fatta in molte aree, da autentici analfabeti dell’ambiente ( e in generale, da somari di ogni genere).
Discorso lungo sul quale scrivo da anni senza il minimo successo.

La pesca a spinning in che modo sta crescendo (che tipo di evoluzione avrà)???
La pesca a spinning è il futuro della pesca italiana insieme al carpfishing in acque dolci. Chi ama lo spinning ha un atteggiamento moderno verso le prede e non fa mattanze anzi, toglie l’ancoretta e mette l’amo singolo. In mare lo spinning in tutte le sue forme (diciamo, la pesca con esca artificiale) è il futuro perché gli appassionati hanno scoperto che con 3 jig si pesca, tanto e bene. L’evoluzione verso i siliconici, fa ben sperare perché è una enorme cancello che si è aperto e nel quale io credo da diversi anni.

Il drop shot è una realtà che attorno a Roma, praticano con grandi risultati.

Ovviamente c’è poco da inventare ma certamente dovremo andare verso una scrematura dei prodotti; oggi troppi artificiali nella maggioranza dei casi assolutamente copiati dai cinesi e che non funzionano. Proprio ieri ho buttato via 4 piccoli minnow nuovi di zecca che semplicemente, non nuotavano affatto! Bisogna dare fiducia alla qualità ed ai marchi che la offrono con intelligenza; diffidare delle grandi aziende che d’improvviso invadono il mercato senza aver mai avuto alcuna esperienza ma solo con lo scopo di raccogliere qualche briciola e fare confusione.

Quanto conta avere un etica forte e piena di sani principi sul rispetto della natura, l'ambiente, e delle prede che catturiamo?
Il rispetto delle regole etiche è essenziale. Non a caso sono una sorta di portavoce della pesca all’interno di un confine nuovo che è quello dell’organizzazione nazionale del Fair Play. Etica, solidarietà (Pesca del Cuore di Orbetello ogni anno con i VIP dello spettacolo che incontrano i campioni della pesca) e total rispetto delle regole, sono le basi su cui lavorare ben oltre le catture o la marca del mulinello che usiamo.

Come IGFA Rep. di vecchia data e membro dell’EFSA, credo fermamente nella importanza del rispetto delle regole anche nelle competizioni più dure. Troppi “ personaggi” della pesca si sono sporcati con comportamenti che squalificano la categoria, magari beccati a vendere un pesce ai ristoranti. Ecco, questa è una piaga da debellare isolando chi la pratica!

In merito al catch and release, cosa potresti suggerire per valorizzarlo?
In acque interne il gioco era compiuto ma ora, a causa dell’ingresso di popoli dell’Est europeo, siamo tornati al disastro degli anni ’70 per cui si deve ricominciare da capo. In mare, tutti i media e i forum devono spingere sull’acceleratore del catch and release integrale. Io in video lo pratico al 100%, quando pesco per me, mi tengo una preda a meno che non sia una fattrice.
Mi tengo una spigola da 1- 2 kg e non una più grande, ad esempio oppure, una palamita da 2 kg e tutte le altre tornano in acqua senza manco mai esserne uscite grazie agli ami singoli.
Il WEB è lo strumento per educare, i club e le associazioni per isolare coloro che non si adeguano,le riviste e le televisioni, devono dare l’esempio …e lo danno da anni.

I tuoi progetti per il futuro?
Tanti, spero. Prima di tutto portare avanti la mia web magazine www.carpOnline.it che è dedicata ovviamente al carpfishing. Nel primo mese abbiamo avuto oltre 24 mila contatti e 15 mila lettori differenti quindi, un dato eccezionale. So che a breve, come accaduto sulla carta stampata, altri si butteranno sull’idea ondine e la battaglia si farà dura ma, almeno posso dire di essere stato il primo insieme ai miei cari amici che ci scrivono sopra!


Vorrei dare una impronta più “politica” alla mia esperienza e lavorare per portare la pesca ricreativa verso settori in cui siamo poco conosciuti. Mi piacerebbe,, in estrema sintesi, contribuire a far crescere l’immagine del pescatore moderno integrato nell’ambiente di cui è paladino reale e non a chiacchiere.

La recentissima decisione del Ministro Romani di (praticamente) cancellare il decreto Galan sul censimento della pesca ricreativa a causa delle pressioni della FIPO (Aziende produttrici della pesca) e di altre “lobbies” è un passo indietro che la dice lunga su come è gestita la pesca sportiva in Italia. Improvvisazione, scarsa conoscenza e necessità impellente di ricambio generazionale ai piani alti di certe organizzazioni che hanno dimostrato di non saper capire oltre una certa logica di pare.

Vorrei portare la pesca nella televisione in chiaro su canali nazionali e ci sto lavorando sopra grazie al mio amico Gionata Paolicchi e la conoscenza con personaggi come Carlo Conti, Christian De Sica, Paolo Conticini, Augusto DeMegni, Massimo Ciavarro e Gianfranco Monti. Chiaramente, vorrei continuare a lavorare in “Caccia e Pesca” dove mi trovo benissimo e ho trovato belle persone che hanno voglia di fare. Il limite sta nel satellite e nell’abbonamento ma, chi ama la pesca può fare un piccolo sacrificio e vedersi un sacco di bei filmati.

Come angler, vorrei essere all’altezza del ruolo che volente o nolente, mi sono scavato nella pesca italiana agli occhi di migliaia di appassionati che mi scrivono. E’ una valanga di affetto che spesso, fatico ad arginare ma, ci metto la faccia e ne sono orgoglioso.  Io ci provo con lo stesso entusiasmo di 25 anni fa e con molta più leggerezza ovvero, senza mai prendermi troppo sul serio. Perché la pesca è un gran bel gioco e come tale, va trattata.

Un saluto a tutti gli amici di planestpin

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Last modified on Domenica, 28 Giugno 2020 15:09

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