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Kayak Fishing: meglio il pedale o la pagaia?

Questo è uno dei capitoli a cui prestare più attenzione se siamo in cerca di informazioni per effettuare il nostro primo acquisto o semplicemente per capire le differenze,

i pro e i contro tra i tanti modelli in commercio a pagaia o a pedali.

Pedali o pagaia? È una domanda che appare molto spesso sui gruppi di pesca in rete, i forum, i canali social in genere, ma che mi viene posta anche da altri amici che trovo nei vari spot di pesca.

Nella stragrande maggioranza di chi usa il kayak per un utilizzo prettamente “per la pesca” si propende per i modelli a pedali. Controparte troviamo quella fetta di appassionati (chiamati anche “puristi” della pagaia), per cui il kayak è legato all’utilizzo della pagaia come unico mezzo di propulsione.
Possiamo cercare di capire la mentalità di chi non preferisce i pedali, ad esempio immaginando coloro che comprano il kayak pensando già a come montarci su un motore. Seguendo questa logica si arriva presto a scegliere una barca al posto del kayak, per cui dobbiamo comprendere che alcuni limiti ci aiutano a capire meglio le nostre possibilità, ma non devono essere dei freni per migliorare la nostra idea di kayak fishing e sviluppare il nostro mezzo ideale, personalizzandolo a piacere.

Il kayak a pedali ci permette di avere le mani libere, si sfrutta il movimento delle gambe per la propulsione e questo ci permette di dedicarci all’azione di pesca anche in navigazione. Un plus importantissimo se paragonato al classico kayak a pagaia. Certo, anche con i mezzi a pagaia potremo pescare (traina), ma non potremo fare altre tecniche, come lo spinning o per esempio, a me capita spesso di preparare l’attrezzatura terminale mentre raggiungo lo spot, mangiare, bere, telefonare, ecc…

Ma andiamo per ordine, valutiamo i pro e i contro delle due tipologie di propulsione pedali – pagaia, in modo da avere una idea più chiara di cosa fa al caso nostro.

Inoltre c’è da sapere che esistono due tipologie di scafi a pedali: quelli a pinne e quelli ad elica.

Facendo un salto nella storia, ricordiamo che nel 1895 venne brevettato in USA il velocipede marino, uno dei primi modelli di scafi mossi da un sistema di pedali, dove vediamo qualcosa di molto simile ad un telaio di bicicletta alloggiato su un sistema galleggiante con degli stabilizzatori laterali. Sempre nello stesso anno anche in Spagna venne realizzato un mezzo simile, dove ai pedali veniva collegato un sistema di ruota a pale.

Diciamo che i disegnatori dei moderni kayak, hanno in parte preso spunto da queste idee per apportare al kayak un metodo di propulsione alternativo alla pagaia. Il grande passo in avanti è da attribuire alla Hobie con l’innovativo sistema di pinne, mentre il sistema ad elica fu brevettato da Wilderness, da qui tutti hanno apportato più o meno migliorie e modifiche. Oggi giorno, con lo scadere dei brevetti, tante ditte, molte di provenienza cinese, hanno clonato i progetti originali realizzando delle copie più o meno valide, ma che per durata, efficacia, manutenzione e ricambistica non sono il top, tuttavia ci permettono di fare un grande risparmio economico (da valutare attentamente) in fase di acquisto.

Associare questi kayak al nome di pedalò (anche in modo scherzoso) non è un termine inopportuno, anche se nell’immaginario collettivo, il pedalò rappresenta quel natante che solitamente viene noleggiata nel periodo estivo sui lidi balneari.

Tra i due sistemi (pinne – elica) ci sono tante analogie, possiamo ricordare che in entrambi oggi abbiamo la possibilità di andare sia in avanti che indietro (prima con le pinne non era possibile), sono retraibili cioè possono essere issati dallo scafo (più facilmente con le pinne) e i ricambi si trovano facilmente online, anche se si fanno pagare bene.
Ancora, potremo parlare della resistenza agli urti, con il nuovo sistema kick-up fin (nei modelli HOBIE), le pinne riescono a scalzare l’ostacolo tramite uno snodo posto nella parte anteriore (a differenza della pinna standard), il corpo del sistema ad eliche è molto robusto e riesce ad attutire i colpi contro gli ostacoli sommersi o il fondale, le eliche invece sono molto delicate e sono i componenti più soggetti alle rotture.

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Facciamoci aiutare da questo schema visuale:

In conclusione, questi sono solo alcuni dei punti da considerare per capirci qualcosa di più, per avere un’idea più precisa di quello che ci serve, ma per fare delle considerazioni soggettive, il consiglio è sempre quello di legare alla teoria, una buona dose di pratica, fare esperienza negli spot e con le tecniche che praticheremo. Solo in questo modo potremo definitivamente schiarirci le idee e avere una prospettiva in fase di acquisto più chiara.


Sono obiettivamente molti di più i punti a favore di un modello a pedali rispetto a quello a pagaia, ma non per questo ci farà catturare più pesci. Sicuramente potremo essere pescatori più incisivi con i pedali, se siamo principianti di entrambi i settori (kayak e pesca), perciò avere un mezzo che ci consente di recuperare eventuali nostre mancanze, è sempre un punto a nostro favore da considerare se il nostro portafoglio lo permette. Se invece siamo ottimi pescatori e ci serve solo uno scafo per raggiungere uno spot noto, allora potremo optare tranquillamente per uno scafo a pagaia.

Avere uno scafo a pedali rappresenta un plus irrinunciabile per tanti appassionati pescatori, che utilizzano il kayak unicamente per spostarsi nei vari spot di pesca e che si avvicinano a questo approccio scartando la possibilità di usare la pagaia, in quanto praticano pesche dinamiche, come lo spinning, dove le mani libere sono essenziali per svolgere le attività di lancio e recupero delle esche.

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Last modified on Giovedì, 15 Ottobre 2020 17:09

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