Nel mare del Salento è stata documentata una cattura destinata a far discutere pescatori sportivi, biologi marini e appassionati di predatori pelagici.

Al largo di Nardò, nelle acque dello Ionio vicino all’area marina protetta di Porto Cesareo, è finito nelle reti di un pescatore professionista un esemplare di ricciola giapponese, nome scientifico Seriola quinqueradiata.
A prima vista poteva sembrare una normale ricciola mediterranea, la Seriola dumerili, specie ben conosciuta da chi pratica spinning, traina, vertical jigging e pesca dalla barca. Alcuni dettagli morfologici, però, hanno insospettito il pescatore, che ha deciso di contattare i ricercatori. Le analisi successive hanno confermato l’identificazione: non si trattava della classica ricciola dei nostri mari, ma di una specie originaria del Pacifico nord-occidentale.
La ricciola giapponese è molto conosciuta in Giappone, dove viene chiamata hamachi quando è giovane e buri da adulta. È una specie molto apprezzata nella cucina asiatica, soprattutto per sushi e sashimi, ed è anche una delle specie più importanti nell’acquacoltura giapponese.

Il primo esemplare catturato nel Salento pesava 587 grammi ed era lungo 35,5 centimetri. Poche settimane dopo, nella stessa zona, lo stesso pescatore ha segnalato un secondo esemplare più grande, lungo circa 60 centimetri e dal peso di 2,580 chilogrammi. Quest’ultimo è stato consumato prima di poter essere analizzato, ma le fotografie mostravano caratteristiche compatibili con la ricciola giapponese.
Due catture in meno di due mesi non bastano per dire che questa specie si sia stabilita nel Mediterraneo, ma rappresentano un segnale importante.
Secondo gli studiosi si può parlare almeno di possibile evento di introduzione. In altre parole, potrebbe non trattarsi di un episodio isolato.
La conferma scientifica è arrivata grazie a un doppio controllo: analisi morfologica e test del DNA. Il campione è stato confrontato con il database internazionale GenBank, mostrando una corrispondenza del 99,84% con Seriola quinqueradiata. Questo dato ha permesso di distinguerla con certezza dalla ricciola comune mediterranea.
Per i pescatori sportivi, questa notizia è interessante anche dal punto di vista dell’osservazione in mare. Le specie del genere Seriola possono somigliarsi molto, ma la ricciola giapponese presenta alcuni elementi distintivi, tra cui una linea giallastra laterale che attraversa il corpo e passa vicino all’occhio, una corporatura slanciata e alcuni dettagli della bocca e delle pinne che richiedono comunque una verifica esperta.

Resta da capire come sia arrivata nel Mediterraneo. Le ipotesi principali riguardano il trasporto tramite acque di zavorra delle navi, possibili collegamenti con attività di acquacoltura o introduzioni accidentali legate al commercio di specie vive. La dispersione naturale dal Pacifico al Mediterraneo è considerata molto improbabile.
Questa cattura si inserisce in un quadro più ampio: il Mediterraneo sta cambiando rapidamente.
Negli ultimi anni sono aumentate le segnalazioni di specie non indigene, anche in Puglia, come pesce scorpione, pesce palla maculato e pesci coniglio.
Il riscaldamento delle acque, il traffico marittimo e le attività umane stanno modificando la composizione biologica del nostro mare.
Per chi vive il mare con la canna in mano, questa notizia è un invito a osservare meglio ogni cattura insolita. Una foto chiara, una segnalazione corretta e il contatto con esperti o enti competenti possono contribuire alla ricerca scientifica e al monitoraggio delle specie aliene. Anche la pesca sportiva, se praticata con attenzione e consapevolezza, può diventare uno strumento utile per conoscere e proteggere il Mediterraneo.
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