Dove sono finiti i pesci? Sono ormai tanti mesi che sembra di pescare in un mare vuoto. Se non fosse per qualche seppiotta che permette di evitare il cappotto, siamo davanti a una delle peggiori annate che molti ricordino da quando hanno iniziato a pescare. Facciamo anche quarant’anni di esperienza sulle spalle.

E mentre il mare si svuota, sulla terraferma continua a crescere un altro fenomeno: quello delle normative.
Dalla comunità europea arrivano regolamenti, direttive, obblighi e persino applicazioni da scaricare, strumenti che dovrebbero teoricamente migliorare la gestione della pesca ricreativa. Nella pratica, però, tutto questo si traduce spesso in un aumento della burocrazia per il pescatore sportivo, senza un reale impatto sulla tutela del mare. Si moltiplicano le regole, ma non si vedono miglioramenti concreti né sulla presenza del pesce né sul controllo delle attività realmente impattanti.
La situazione appare in continuo peggioramento, soprattutto per due fattori evidenti: la drastica riduzione della presenza di pesce e la costante diminuzione degli spot accessibili.
Chi pratica spinning con continuità percepisce chiaramente questo cambiamento. La spigola, un tempo presenza costante lungo gran parte delle nostre coste, oggi è sempre più difficile da intercettare. Non si tratta solo di una diminuzione delle catture, ma proprio di una rarefazione del predatore, che sembra aver modificato abitudini, areali e frequenza di presenza sotto costa.
Anche il pesce serra mostra un comportamento diverso rispetto al passato. Se anni fa era distribuito in modo abbastanza uniforme lungo lo stivale, oggi si concentra in aree ben precise, lasciando interi tratti di costa completamente privi della sua attività. Questo crea squilibri evidenti e rende la pesca sempre più imprevedibile e localizzata.
Ad oggi, tra i predatori costieri, l’unico che continua a garantire una certa continuità di catture e a offrire ancora momenti di vera attività è il barracuda. Una presenza che, seppur importante, non basta a compensare l’assenza o la forte diminuzione di altre specie simbolo dello spinning in mare.
Ma il problema non riguarda solo lo spinning. Anche le altre tecniche di pesca stanno vivendo un periodo di forte difficoltà.
Dalla bolognese al surfcasting, passando per l’inglese e il feeder, si registra una latitanza sempre più evidente di pesce e catture. Situazione che rende sempre più difficile avvicinare e appassionare le nuove generazioni, che si trovano a confrontarsi con un mare meno generoso rispetto al passato e con risultati spesso scoraggianti fin dalle prime esperienze.

Tra le possibili cause, il surriscaldamento delle acque gioca un ruolo centrale. L’aumento delle temperature marine incide sugli ecosistemi, altera le catene alimentari e modifica gli spostamenti delle specie. Predatori e foraggio non seguono più i cicli di un tempo, con effetti diretti sulla presenza lungo le coste e sulla loro attività.
A questo si aggiunge una pressione antropica sempre più evidente. La presenza di attività di pesca con reti sottocosta, spesso al limite o oltre i limiti consentiti, contribuisce a impoverire zone che dovrebbero rappresentare aree di passaggio e alimentazione per molte specie.
In diversi casi si assiste anche a forme di pesca abusiva, con pescatori non autorizzati che immettono sul mercato prodotto ittico senza alcun controllo, alterando ulteriormente gli equilibri e sottraendo risorse.
Parallelamente, gli spot accessibili continuano a diminuire. Tra divieti, concessioni, limitazioni e aree sempre più difficili da raggiungere, il pescatore sportivo si trova con meno possibilità di praticare la propria passione. Non è solo una questione logistica, ma un problema reale di accesso al mare.
Il risultato è un quadro complesso, in cui il pescatore ricreativo si trova a operare in condizioni sempre più difficili, con meno pesce, meno spazi e meno certezze.
La sensazione diffusa è quella di un equilibrio fragile, che richiederebbe interventi concreti, controlli efficaci e una gestione più attenta delle risorse.
Non si tratta di nostalgia, ma di osservazione diretta. Chi vive il mare da anni riconosce segnali chiari e cambiamenti concreti. Comprendere le cause e affrontarle in modo strutturato è oggi fondamentale per preservare non solo la pesca sportiva, ma l’intero ecosistema marino.
Hai bisogno di una consulenza personalizzata per la tua tecnica di pesca?
Utilizza i contatti WhatsApp: un esperto del team PLANETSPIN ti risponderà il prima possibile.
CLICCA QUI PER SCARICARE LA APP PLANETSPIN (LINK)

👉 Continua a seguirci per guide, articoli e approfondimenti dedicati ai protagonisti della pesca sportiva italiana!
Ecco l’elenco completo alle GUIDE e ai MANUALI di PESCA di PLANETSPIN che trovate sullo SHOP AMAZON
Ecco la mappa interattiva degli ITINERARI DI PESCA IN ITALIA
- MAPPA INTERATTIVA SPOT DI PESCA PLANETSPIN
Tutti gli ASSOCIATI ASD PLANETSPIN hanno accesso diretto alla MAPPA INTERATTIVA, itinerari di pesca, spot, punti varo e pescatori


Puoi richiedere INFO su come accedere nel gruppo WhatsApp: https://chat.whatsapp.com/H7sM5OJmUtMG2RAN8A2muv?mode=gi_t
Grazie a tutti e buona continuazione sulle pagine di PLANETSPIN!

More Stories
RecFishing e pesca sportiva: cosa cambia davvero dal 2026 con i nuovi obblighi europei
Pescare show 2026: l’evento imperdibile di febbraio per la pesca sportiva – CODICE SCONTO
Nasce ASD PLANETSPIN: un sogno che diventa realtà