Negli ultimi anni la pesca sportiva nelle acque interne italiane ha attraversato una trasformazione profonda. Tra le discipline che più hanno contribuito a cambiare il modo di intendere la pesca alla trota c’è sicuramente la Trout Area, tecnica nata in Giappone e successivamente sviluppatasi anche in Italia fino a diventare una vera disciplina agonistica.

Pesca ultralight, esche artificiali, ami singoli senza ardiglione, attenzione al pesce e rilascio immediato: sono questi alcuni degli elementi che hanno caratterizzato la crescita della Trout Area e che ne hanno favorito la diffusione tra appassionati, giovani pescatori e agonisti.
Per ricostruire questa evoluzione, PlanetSpin ha raccolto la testimonianza di Mauro dell’Aquila, uno dei protagonisti della nascita e della diffusione della Trout Area in Italia.
Dalla pesca sul Tirino all’agonismo
Il percorso di Mauro dell’Aquila nel mondo della pesca comincia nei primi anni Settanta sulle sponde del fiume Tirino, in Abruzzo, dove si avvicina alla pesca grazie allo zio e alla famiglia.
Nel 1976 arriva l’ingresso nell’agonismo con la pesca al colpo. Nel corso degli anni prende parte alle principali competizioni italiane, confrontandosi su campi gara storici come il Volturno, il Mincio e quelli dell’area fiorentina.
Un’esperienza agonistica lunga decenni che lo porta a conoscere profondamente il mondo federale e che in seguito si rivelerà determinante anche per lo sviluppo della Trout Area.
Nel 1994, dopo la chiusura della fabbrica in cui lavorava, decide di trasformare la propria passione in professione aprendo un negozio di articoli da pesca.

Da quel momento amplia ulteriormente le proprie conoscenze, passando dalla pesca al colpo alla trota lago, dal carp fishing allo spinning in fiume e in mare.
Quando la Trout Area arriva in Italia
La diffusione della Trout Area in Italia comincia concretamente intorno al 2013.
In quel periodo alcuni giovani pescatori iniziano a seguire con grande interesse video e contenuti provenienti dal Giappone. Facebook, forum e i primi gruppi WhatsApp diventano strumenti fondamentali per scambiarsi informazioni, attrezzature e nuove idee.
Il modello giapponese incuriosisce immediatamente una parte degli appassionati italiani.
La pesca alla trota viene proposta in una forma completamente diversa da quella tradizionale: niente esche naturali, niente trattenimento del pescato e attrezzature estremamente leggere.

All’inizio non mancano perplessità e scetticismo, soprattutto da parte dei pescatori più legati alla tradizionale trota lago.
Con il passare del tempo, però, il numero degli appassionati aumenta rapidamente.
Dal modello giapponese alla Trout Area italiana
Uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione della disciplina riguarda la differenza tra il modello giapponese e quello successivamente sviluppatosi in Italia.
In Giappone la Trout Area nasce principalmente come attività ricreativa.


Esistono impianti molto vicini alle città e, in alcuni casi, vere strutture urbane nelle quali è possibile pescare anche durante una pausa lavorativa. L’approccio è spesso informale e fortemente legato a personaggi molto conosciuti nel mondo della pesca.
In Italia la disciplina prende invece rapidamente una direzione più agonistica.
La lunga tradizione delle società sportive e della FIPSAS porta infatti alla creazione di regolamenti, circuiti e competizioni strutturate.

Già tra il 2014 e il 2016 cominciano a svilupparsi i primi campionati regionali, in particolare in Abruzzo, creando le condizioni per il successivo riconoscimento federale della disciplina.
Nascono così selezioni regionali, campionati italiani, Club Azzurro e percorsi dedicati agli atleti Over.
La scommessa commerciale sulla Trout Area
La crescita della disciplina non è stata immediata nemmeno dal punto di vista commerciale.
Nei primi anni molti grandi marchi del settore guardavano alla Trout Area con una certa diffidenza, considerandola una possibile moda passeggera.
Mauro dell’Aquila racconta di essersi recato personalmente nei Paesi Bassi presso la sede europea di Shimano per spiegare le potenzialità della disciplina e il possibile impatto sul mercato italiano delle acque interne.
Inizialmente l’interesse delle grandi aziende rimase limitato.
Per questo motivo dell’Aquila decise di percorrere una strada diversa, iniziando a importare direttamente dal Giappone attrezzature specifiche dedicate alla Trout Area.
Canne ultralight, spoon, hardbait e accessori specializzati iniziarono così a comparire con maggiore frequenza anche sul mercato italiano.
Per diversi anni questi prodotti rimasero legati a una nicchia di appassionati, prima che anche i principali marchi del settore iniziassero a investire con decisione nella disciplina.
L’arrivo dei maestri giapponesi
Un momento particolarmente importante nella crescita tecnica della Trout Area italiana arriva nel 2016, quando viene organizzata la visita in Italia di uno dei più conosciuti interpreti giapponesi della disciplina.
Le dimostrazioni pratiche permettono agli appassionati italiani di osservare direttamente tecniche, recuperi e approcci fino ad allora conosciuti soprattutto attraverso video provenienti dal Giappone.
Tra le tecniche mostrate c’è anche il vertical fishing, una modalità che successivamente verrà limitata o esclusa da alcuni regolamenti agonistici italiani.
Gli incontri con i pescatori giapponesi contribuiscono comunque ad accelerare enormemente l’evoluzione tecnica degli agonisti italiani.
Negli anni successivi aumentano anche i contatti internazionali, gli scambi di attrezzatura e il confronto tra differenti scuole di pesca.
Catch & Release e rispetto del pesce
Uno dei principi fondamentali della Trout Area è il Catch & Release.
La cattura non rappresenta la conclusione della pesca, ma soltanto una fase dell’azione. Il pesce deve infatti essere slamato rapidamente e rimesso immediatamente in acqua.
Per ridurre al minimo lo stress dell’animale vengono utilizzati accorgimenti specifici.
Gli artificiali sono armati con ami singoli senza ardiglione, mentre i guadini utilizzano reti gommate che aiutano a preservare il muco protettivo della trota.
Durante le competizioni viene inoltre evitato il contatto diretto con il pesce.
L’obiettivo è rendere la pesca sempre più compatibile con una visione sportiva nella quale il rispetto dell’animale diventa parte integrante della disciplina.

Come ricorda Mauro dell’Aquila nell’intervista a PlanetSpin, il concetto è semplice: lo sport deve permettere al pescatore di divertirsi senza trasformare necessariamente la cattura nella morte del pesce.
Una disciplina tecnica e veloce
La Trout Area può sembrare semplice a un osservatore esterno, ma in realtà è una delle discipline più tecniche della pesca alla trota.
Durante una competizione il pescatore deve interpretare continuamente il comportamento dei pesci.
Cambiano rapidamente profondità, velocità di recupero, colore, peso e tipologia dell’artificiale.
Uno spoon da pochi grammi può essere sostituito da un micro spoon ancora più leggero oppure da un piccolo hardbait.
Anche pochi centimetri nella profondità di nuoto possono fare una grande differenza.
È proprio questa continua ricerca della soluzione corretta a rendere la Trout Area particolarmente dinamica.
Dall’attività amatoriale ai campionati FIPSAS
In pochi anni la Trout Area è passata da disciplina quasi sconosciuta a realtà consolidata dell’agonismo italiano.
Oggi esistono circuiti regionali, qualificazioni, campionati italiani e percorsi dedicati agli atleti che puntano alla Nazionale.
Il movimento italiano ha ottenuto anche risultati importanti a livello internazionale, confermando l’elevato livello tecnico raggiunto dagli agonisti del nostro Paese.
Accanto al settore competitivo continua inoltre a crescere la componente amatoriale.
Molti pescatori praticano la Trout Area semplicemente per divertirsi nei laghetti sportivi, senza necessariamente partecipare alle competizioni.

Una pesca accessibile a giovani, donne e pescatori Over
Uno dei punti di forza della Trout Area è la sua grande accessibilità.
Le attrezzature sono leggere, gli spazi di pesca relativamente contenuti e l’azione è immediata.
Queste caratteristiche hanno contribuito ad avvicinare alla disciplina molti giovani.
Negli ultimi anni è cresciuta anche la presenza femminile, sia nella pesca ricreativa sia nelle competizioni.
La Trout Area è inoltre particolarmente adatta anche ai pescatori più anziani.
In molti impianti è possibile pescare comodamente da postazioni facilmente accessibili e, quando necessario, anche utilizzando un panchetto.
La disciplina riesce così a coinvolgere generazioni molto diverse tra loro.
Social network e diffusione della tecnica
La crescita della Trout Area in Italia è stata fortemente favorita anche dai social network.
Video, dirette, gruppi Facebook, WhatsApp e successivamente YouTube hanno permesso agli appassionati di condividere rapidamente tecniche, artificiali e nuove interpretazioni della pesca.
La comunicazione digitale ha inoltre consentito ai pescatori italiani di osservare quasi in tempo reale ciò che accadeva in Giappone e negli altri Paesi dove la disciplina stava crescendo.

Anche il commercio online ha giocato un ruolo importante, permettendo di reperire prodotti che inizialmente erano difficili da trovare nei negozi tradizionali.
Il futuro della Trout Area
Le possibilità di crescita della Trout Area restano ancora importanti.
Uno degli ambiti più interessanti riguarda sicuramente il coinvolgimento dei giovani.
Corsi, giornate dimostrative e attività dedicate alle scuole potrebbero rappresentare uno strumento efficace per avvicinare nuove generazioni alla pesca sportiva.
La semplicità dell’attrezzatura e il principio del Catch & Release permettono infatti di introdurre rapidamente i ragazzi alla pesca, insegnando contemporaneamente il rispetto del pesce e dell’ambiente.
Naturalmente rimane anche il problema della gestione degli impianti nei mesi più caldi.
Le trote sono salmonidi che soffrono temperature elevate e, quando l’acqua raggiunge valori molto alti, diventa più difficile garantire condizioni ottimali per il benessere del pesce.
Anche questo aspetto rappresenta una delle sfide future della disciplina.

La pesca come sport e benessere
Durante l’intervista realizzata da PlanetSpin emerge infine un messaggio che va oltre la tecnica e l’agonismo.
La pesca continua a rappresentare per moltissime persone un modo per allontanarsi, almeno per qualche ora, dalla pressione della vita quotidiana.
Stare vicino all’acqua, osservare l’ambiente e concentrarsi sull’azione di pesca permette di recuperare tempo per se stessi.
La Trout Area interpreta perfettamente questa filosofia, unendo tecnica, competizione, rispetto del pesce e condivisione.
Da disciplina quasi sconosciuta importata dal Giappone poco più di dieci anni fa, è diventata oggi una delle realtà più interessanti della pesca sportiva italiana.
E la sua evoluzione sembra essere soltanto all’inizio.
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