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Massimo Della Salda e il progetto SEASPIN

Riuscire a fare della propria passione un lavoro, credo possa essere considerato il sogno di molti di noi.

Ancor di più in questo tormentato periodo che stiamo vivendo, avere la soddisfazione di mettere in pratica, di realizzare le proprie idee, è una sfida che pochi si possono permettere di affrontare ed ancora di meno, vincere.

Oggi racconteremo la storia di Massimo Della Salda, lo potremo definire, in relazione a questo piccolo prologo di apertura, “uno che ce l’ha fatta”.

Stiamo parlando del fondatore di SEASPIN, senza dubbio uno dei primi siti internet che abbia trattato in modo approfondito di pesca a spinning in mare, che oggi giorno è anche il responsabile amministrativo di UTOPIA TACKLE, una ditta tutta italiana che si occupa di attrezzatura da pesca, in particolar modo esche artificiali e canne.
Ho voluto proporgli questa piccola intervista per due scopi: in primis per dimostrargli grande ammirazione e rispetto per l’ottimo lavoro fin ora svolto ed in secondo luogo per cercare di “scoprire” tante piccole chicche, chiamiamoli anche indiscrezioni e segreti, magari utili anche a chi vorrebbe ispirarsi al suo modo di lavorare per tentare la fortuna e magari… provarci!

Raccontaci la tua storia (nel settore pesca sportiva)
Mantua me genuit…Nasco a 9 anni lanciando rotanti in mezzo a loti, ninfee e “trigol” del lago di Mantova, per prendere lucci e bass. I rotanti più evoluti erano doppi con un pesciolino in gomma in coda.

Assolutamente affascinanti il Rapala original floating da 11 cm.

Due soli colori: argentato, dorso nero, pancia bianca e dorato, dorso nero e pancia bianca. Li conservo ancora. Erano quelli che purtroppo si impigliavano meglio tra i fusti delle piante facendo disperare mio padre, fondamentalmente cacciatore.
Ora ne ho 50 di anni e, per fortuna, riesco ancora a percepire la poesia di quegli antichi momenti, questa volta nelle scogliere della Sardegna in cui vivo da 27 anni. In mezzo, allora e ancora adesso, la voglia di emozionarmi a spinning in mezzo alla natura. Da un punto di vista più strettamente professionale sono amministratore del forum di Seaspin e di Utopia Tackle dal 2005, data di nascita dell’azienda, progettista e responsabile di progettazione del marchio Seaspin dal 2009, anno in cui abbiamo cominciato la progettazione degli artificiali.



Quanto credi abbia influenzato la tua “carriera”, vivere in Sardegna?
Molto, moltissimo. Da un punto di vista progettuale a volte troppo, perché rischio di realizzare esche troppo condizionate dalla realtà di pesca che frequento con continuità. Per fortuna ho un passato di acque interne che mi permette di avere un visione più ampia.
Mi influenza ancora di più quando riesco ancora a trovare dei posti assolutamente selvaggi in cui ho l’impressione di essere il primo uomo a toccare quella sabbia o quegli scogli. Sono situazioni che mi danno un senso di libertà e di armonia per me importantissimi.  

Quali sono i personaggi che hanno contribuito alla diffusione dello spinning in Italia?
Discorso lungo vista la mia non più giovane età, difficile perché si rischia di omettere personalità che semplicemente non ho potuto conoscere ma non per questo meno importanti. Ancor più complesso se si fa una distinzione tra spinning di acqua dolce e spinning in mare.
Per il passato vado all’essenza e inserisco Giandomenico Bocchi per i suoi libri sullo spinning e la Rapala (si lo so che non è un personaggio ma non fa niente!!) per la poesia e l’avventura del suo messaggio agli occhi di un bambino quale ero. Poi Luciano Cerchi, Moreno Bartoli, Cazzola, Corsi…; per il mare indubbiamente Quattrocchi.
Per quanto riguarda gli ultimissimi tempi voglio sottolineare l’importanza fondamentale che hanno avuto e hanno i forum, i canali televisivi, blog e simili. Hanno fatto fare un passo avanti incredibile allo spinning non solo per la condivisione di esperienze ma anche per lo sviluppo di un mercato che prima del loro arrivo faticava a decollare, in particolare nel settore mare.
Come canali televisivi senza dubbio Caccia e Pesca e di conseguenza noti personaggi come Gianfranco Bidut, Alessandro Idini, Alessandro Massari, Max Mughini, Claudio Saba, Boris Salnicoff, Nicola Zingarelli e ovviamente Matteo de Falco.

Per i forum permettimi di ricordare il forum di Seaspin, con tutto il suo Staff, che è stato fondamentale per lo sviluppo dello spinning in mare

mentre riporto il forum degli Apostoli dello Spinning per le acque dolci. Complimenti anche a Planetspin per il grande sforzo che sta facendo in questi anni.
Per i blog mi piace citare il Saltwater Rusty Memories gestito da Mattia Romano, in assoluto il blog più attivo che io conosca.

Perché hai deciso di intraprendere la strada della realizzazione di esche artificiali?
Per rovinarmi l’esistenza!! Scherzo, ma neanche tanto.

Quei momenti di pesca di pura evasione sono diventati anch’essi lavoro, anche se un lavoro senza dubbio piacevole.

Inoltre perché per lo spinning in mare non esisteva un mercato degno di un tale nome. Nei negozi sardi si trovavano solo artificiali da traina e veramente poco altro. Internet e la rete, se mi permetti il forum di Seaspin, ancora non avevano permesso lo sviluppo del mercato dello spinning marino e mancavano molte cose.

L’idea iniziale è nata in quel momento, gli sviluppi della vita hanno permesso la nascita del marchio in un tempo successivo, ma le radici che hanno portato alla voglia di sperimentare e mettersi in discussione nascono da quel periodo. Credo che siano considerazioni che prima o poi hanno fatto tutti gli appassionati di spinning.

Da quante persone è formato il vostro TEAM?
Mi verrebbe da dire da tutti i frequentatori del forum di Seaspin, perché tutti a modo loro danno qualcosa.
I più vicini a me e Stefano, per un continuo scambio di idee, di amicizia e di concreta collaborazione, sono tutti gli appartenenti allo Staff del forum di Seaspin, i componenti del Pro Staff di Seaspin, i collaboratori commerciali di Utopia e i tanti collaboratori che ci aiutano a testare i modelli che realizziamo. Quanti saremo in tutto? Almeno una trentina di persone.

Quali sono i fattori che determinano una buona esca?
Due: il primo fattore potremmo definirlo razionale e deriva dal progettista, dalla qualità del progetto iniziale e da una grande attenzione che si deve avere in tutta la fase progettuale e realizzativa; il secondo fattore invece potremmo definirlo psicologico e riguarda fondamentalmente il pescatore.

Mi spiego meglio. L’artificiale deve risolvere un problema che si presenta in pesca e lo deve fare nel modo più logico e immediato

in modo tale che il pescatore possa comprendere di utilizzare l’esca giusta nel posto giusto.
Questa consapevolezza non è da considerarsi di secondaria importanza in quanto da una reale soddisfazione al pescatore che in questo modo crede maggiormente nell’esca che usa. E questo è un fattore molto importante perché induce una maggiore concentrazione durante l’azione di pesca e alla fine garantisce risultati superiori in termini di catture.

Nasce prima l’idea, le caratteristiche dell’esca (lunghezza, peso, forma…) o le caratteristiche del predatore cui è destinato?
E’ un tutt’uno. Per me tutto comincia con un “problema da risolvere” nella condizione di pesca, inserendo un apporto innovativo che a volte ottimizza l’esistente mentre altre volte rompe tutte le convenzioni inseguendo una idea che mi sembra vincente.
Da un punto di vista strettamente progettuale a me interessa l’essenza delle cose, la logica di funzionamento, il dinamismo nello “spazio acqueo”, l’estetica finalizzata alla funzione e la sua proiezione in ambito naturalistico e ovviamente alieutico.
C’è ancora moltissimo da esplorare.

Quanto sei influenzato dalle “mode del momento”?
Normalmente molto poco. I nostri primi artificiali, i Mommotti, sono usciti certamente in un periodo in cui spopolavano i long jerk ma la loro origine nasce per la reale condivisione emozionale con un tipo di esca che sicuramente ha segnato un epoca, o una generazione come ho sentito dire, non certamente per moda. Inoltre c’era la voglia di mettersi in discussione con una tipologia di esca che non permette molte variazioni sul tema originale.

Non seguo la moda nel vestire e a maggior ragione do poco valore alle euforie del momento

che considero, quasi sempre, solo sforzi commerciali delle aziende per vendere dei prodotti, con tecniche importate da altri mari, giustificate in altri mari e spesso non nel nostro. Parlando con dei collaboratori giapponesi, a riguardo, ho sempre negli occhi il loro incredibile stupore e le loro risate quando gli avevamo indicato come novità italiana dell’anno la tecnica tenya!!!

Se non erro tutti i modelli UTOPIA TACKLE /SEASPIN hanno un nome in dialetto sardo, è una tua idea?
Mia e di Stefano Pisu, amico e responsabile vendite di Utopia Tackle che condivide con me questa avventura aziendale. In realtà è quasi sempre Stefano a proporre i nomi migliori. Un omaggio alla “Terra Santa” che ci ospita come azienda e che non possiamo non sentire anche nostra non solo perché ci viviamo ma per le emozioni che continuamente ci da.

Mediamente, quanto tempo occorre per testare efficacemente un’esca?
Più che per testare si può parlare di quanto tempo occorre per definire compiutamente un esca a partire dall’idea iniziale. Mediamente ci vuole un anno e mezzo, ma per alcuni modelli particolarmente complessi, o altri che non riuscivano a soddisfarci completamente nel nuoto, abbiamo impiegato più di due anni prima di poterli proporre sul mercato.

Che importanza dai alle colorazioni?
Indubbiamente minore rispetto al nuoto dell’artificiale, al come si utilizza e soprattutto alla convinzione con cui si usa, a “quanto ci si crede”, soprattutto nello spinning in mare.

La tua esca preferita (anche altre marche)
Escludo le nostre perché è un po’ come chiedere ad un padre che figlio preferisce, inoltre la continua progettazione porta sempre a guardare avanti con nuovi stimoli, nuove ricerche e nuove preferenze. Parlando di altre marche, sempre riferite al mare, ho sempre avuto un “affetto” particolare per il Duel Aile Magnet, anche per le soluzioni interne di spostamento dei pesi che al momento della sua uscita erano senza dubbio innovative.

I prossimi progetti in fase di realizzazione
Molti. Tra modelli già completati e altri che per ora sono ancora nella loro prima fase di prototipazione abbiamo oltre 30 artificiali in cantiere, tra modelli differenti o stessi modelli di diverse dimensioni. Mi piace sottolineare che per alcuni di questi modelli non sarò io il progettista visto che ho la fortuna di collaborare con un gruppo di persone che considero tra le più preparate di tutto lo scenario italiano.

Un consiglio per i nostri lettori
Andate a pescare senza l’assillo delle catture gustandovi i momenti di pesca nell’armonia della natura che vi circonda.
Un saluto agli amici di planetspin!

Trovo che la condivisione delle idee e delle esperienze sia alla base della conoscenza e del miglioramento

inteso sia come crescita personale, come pescatore… ma soprattutto nella vita.

Un grande ringraziamento a Massimo e allo staff di SEASPIN per averci reso partecipe delle loro esperienze piscatorie che hanno contribuito alla crescita collettiva, dando segno di rispetto per il prossimo e disinteresse verso chi utilizza gli stessi strumenti per scopi personali, accrescendo nello stesso tempo l’attenzione verso la salvaguardia ambientale ed il rispetto per il pescato sotto il segno del catch and release.
Un saluto a tutti gli amici di PLANETSPIN!

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Last modified on Sabato, 17 Ottobre 2020 19:09

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