Maggio 20, 2024

Planetspin

Pesca in mare e acqua dolce

Viaggi di pesca: i mostri dell’Exotic Fishing Thailand

Parliamo di viaggi di pesca e pesci esotici insieme al nostro amico Antonio Santoro

Sognare si può! E allora eccoci in Thailandia alla ricerca di enormi pesci d’acqua dolce da 100 kg e oltre. Non è stato semplice, ma il successo dopo tanta fatica è arrivato.

La Thailandia, perla del sud-est asiatico, è conosciuta principalmente per i suoi maestosi palazzi reali, templi buddisti, selvagge e lussureggianti foreste tropicali, giungle fitte e rigogliose. Lungo le coste vi sono meravigliose spiagge esotiche lambite da un mare cristallino, luoghi incontaminati d’indescrivibile bellezza dove la vita tranquilla e silenziosa del giorno si trasforma in una frenetica vita notturna con bar, pub, night e discoteche all’aperto dove il divertimento è assicurato fino alle prime luci dell’alba.

È anche l’habitat naturale di tantissime specie animali sia terrestri che acquatiche.

Gli appassionati di pesca possono trovare oltre 2300 specie di pesci, circa 1500 specie vivono in mare e circa 800 vivono nei maggiori laghi e fiumi, presenti (maggiormente nel Mekong, Chao Phraya e Saiween).

La famiglia dei pesci gatto è la più diffusa, partendo dai più piccoli come il pesce gatto di vetro o fantasma fino agli esemplari più grandi al mondo come il Mekong Giant Catfish (Pancasianodon Gigante o Pla Buk in Thai) e il Chao Phraya Catfish (Pancasius Sanitwongsei) che prende il nome proprio dall’omonimo fiume.

Queste specie in natura si possono definire quasi estinte e i pochissimi esemplari ancora presenti vivono principalmente nel bacino del fiume Mekong e nei vari laghi a pagamento di cui la Thailandia è piena.

La regina dei fiumi thailandesi è la famigerata Giant Freshwater stingray (Pastinaca d’Acqua Dolce Gigante), un animale che raggiunge dimensioni impressionanti (2 m di larghezza e i 4,5 m di lunghezza con un peso stimato sui 500-600 kg)

si tratta in assoluto il pesce d’acqua dolce più grande del mondo. Principale caratteristica è quella di avere una coda lunga e alla base un enorme aculeo velenifero, dentellato, lungo 35-40 cm capace di uccidere un uomo.

La mia storia
Da molti anni, il mio desiderio è di catturare un gigantesco mostro d’acqua dolce. Infatti il mio sogno è sempre stato quello di pescare un enorme Arapaima Gigas, pesce nativo del Rio delle Amazzoni, e i pesci gatto di tutto il mondo, in particolar modo il Mekong Catfish. Grazie a delle ricerche ho scoperto che c’è un posto in Thailandia dove vivono i più grandi pesci del pianeta.

Per diversi motivi personali ho sempre rimandato. Una sera curiosando su Facebook mi sono imbattuto in un appassionato pescatore, Riccardo Graziotti, un italiano che da anni frequenta quei luoghi. Subito decido di contattarlo, cominciando così una lunghissima conversazione sull’argomento. Le sue storie sono così emozionanti che riaccendono in me il desiderio di realizzare il mio più grande sogno, infatti programmo di partire con lui per il prossimo viaggio. Dopo pochi mesi prenotiamo un biglietto aereo per Phuket. Tra gli svariati laghi thailandesi abbiamo scelto l’Exotic Fishing Thailand perché abbiamo scoperto che in quelle acque vive una enorme quantità di Arapaima tra i 50 e 160kg.

Pronti, partenza, via!
Così comincia il nostro conto alla rovescia, mancano trecento giorni alla nostra partenza, sembra un’eternità. Nella lunga attesa mi informo su tutto ciò che mi potrebbe accadere in Thailandia.

Le mie ricerche si concentrano principalmente sul clima, sugli animali presenti in zona e sugli eventuali vaccini da fare, che non sono obbligatori, ma consigliabili per chi parte per visitare zone boschive e rurali.

In Thailandia gli animali pericolosi sono: la tigre di Corbett e molte specie di serpenti; inoltre ci sono anche i macachi, delle “scimmie davvero dispettose”.

L’unico animale che realmente mi fa paura è la zanzara per le eventuali malattie che trasmette come ad esempio la Malaria, la febbre Dengue, l’Encefalite Giapponese o la Chikungunya. Questi insetti amano il clima caldo umido, le vegetazioni rigogliose e le pozze d’acqua, tutti elementi che incontrerò durante il mio viaggio.

Finalmente arriva il giorno della partenza dall’aeroporto di Roma Fiumicino, alla volta di Dubai, scalo obbligatorio. Dopo otto ore di volo e quattro di attesa si riparte, direzione Phuket, arrivando dopo altre sei ore di viaggio. Ad attendermi in aeroporto c’è il pulmino del Exotic Fishing Thailand, un Toyota Hiace Techo super lussuoso. Durante i 77 km che mi dividono dal lago sono abbagliato dalla vitalità di Phuket con i tantissimi motorini che sfrecciano ad altissima velocità; poi il paesaggio diventa più montuoso e boschivo fino ad arrivare nella folta giungla.

Il cuore comincia a battere fortissimo quando davanti a me si apre un cancello con un’enorme scritta “EXOTIC FISHING THAILAND”!

Ad attendermi il proprietario del lago Mike Bailey, di origini canadesi ma che vive in Thailandia da molti anni. C’è anche la mia guida Ome Lekkham, un ragazzo giovanissimo ma con una grande esperienza di pesca. Fin da subito noto un clima di pace e tranquillità, la temperatura supera i 40 C°, intorno alla struttura una fitta giungla. C’è un’umidità impressionante, circa il 90%. La mia attenzione si sofferma sui continui richiami di scimmie in lontananza. Il lago che sorge ai piedi dell’Eagle Mountain ha un’estensione superiore ai quattro ettari, intorno al quale ci sono diciassette camere, in cui poter alloggiare, e una piscina.

Per garantire la più totale tranquillità tra i pescatori, il lago non ospita più di 12 persone che possono diventare 24 se si pesca in coppia. Le acque verdastre hanno una temperatura intorno ai 35°C, al suo interno vivono oltre 60 specie diverse di pesci, dai più piccoli Java Barb agli enormi Mekong e Arapaima di oltre 160 kg. Tutto sembra così irreale, il gestore mi offre una bevanda fresca e dissetante e mi pone una domanda ben precisa:“Vuoi pescare o riposare?”. Ovviamente, nonostante la mia stanchezza, decido di andare subito a pescare.

Giunto alla mia postazione, con grande trepidazione e le mani tremolanti, monto le mie 4 canne da carpa e catfish. Gli inneschi sono composti da un’enorme palla di pastura su pasturatore, un cortissimo terminale innescato con enormi boilies e pellet da 35-40 mm, da un innesco con pesce o pezzi di pollo. Non riesco ancora a realizzare che in quel lago vivono enormi Arapaima di oltre 100 kg e che sono autorizzato a pescarli. Inoltre il pescato non viene immesso e prelevato, ma è una riserva, quindi è consentito solo il Catch and Release. Dopo qualche minuto aggancio il mio primo pesce, un Java Barb di appena 150 gr, è il più piccolo del lago, motivo di grosse risate per la mia guida.

Pochi minuti e abbocca il secondo pesce! Questa volta è davvero grande, ma dopo un lungo combattimento lo perdo. Il tempo di rilanciare la canna ed ecco un’altra partenza, il pesce tira come un treno ma questa volta sono io a vincere, tiro fuori il mio primo Asian Red Tail Catfish da 20 kg. Nelle ore successive rompo canne, lenze, finali e ami, ma i pesci continuano ad abboccare ininterrottamente, sembra quasi che ci siano più pesci che acqua.

La giornata finisce con un tremendo temporale e un’enorme quantità di pesci gatto Asian e Amazon Red Tail catturati, tutti tra i 20 e 25 kg. Infine riesco a catturare anche una bellissima Carpa Siamese di 30 kg. Calata la notte, dopo una doccia e una deliziosa cena Thai, mi rilasso ammirando un cielo stellato mai visto prima e pensando alle capacità combattive di quei pesci che a confronto di quelli europei, sono dei veri mostri. Il secondo giorno di pesca inizia con un bellissimo pesce gatto coda rossa asiatico di 27 kg. Vedo arrivare il mio compagno di pesca Riccardo, finalmente conosco colui che ha reso possibile il mio sogno; poco dopo anche lui inizia a pescare con 4 canne.

Comincia alla grande con una Carpa Siamese di 30 kg e un Chao Phraya Catfish di 45 kg.

Tutto ci sembra così irreale, sudiamo e siamo esausti quando all’improvviso alla mia canna abbocca un enorme Mekong. La mia guida dice che dovrebbe pesare circa 120 kg, ma dopo un lunghissimo combattimento lo perdo, amareggiato smetto di pescare. I giorni successivi passano veloci con tanti pesci presi e tanti slamati. Pesco un’enorme Carpa Siamese da 40 kg e altre specie tra cui Vundu Catfish, Tambaqui, Pacu e Hoven’s Carp.

L’arapaima
Il sesto giorno, come tutte le mattine, sono in riva al lago con Riccardo e le nostre guide e improvvisamente a soli tre metri dalla riva compaiono tre enormi Arapaima. Avviciniamo immediatamente le canne, e dopo qualche secondo il mulinello comincia a ruotare veloce, uno di quei enormi pesci ha appena abboccato. Tempestivamente le canne intorno a me vengono tolte per aumentare lo spazio a mia disposizione.

Il pesce tira come un bulldozer, Riccardo mi dice di stare calmo e tenere la canna bassa per evitare che il pesce saltando si slami.

Nel frattempo le guide si apprestano a prendere l’enorme cesta per Arapaima e a scendere in acqua. La sponda si riempie di pescatori. Sono al centro dell’attenzione. Dopo circa mezz’ora di tira e molla, il pesce viene guadinato. Sfinito getto la canna a terra, abbraccio Riccardo sotto gli applausi di tutti. Il mio sogno si è avverato! Ho pescato un enorme Arapaima lungo due metri, largo uno e con un peso stimato di 90 kg.

Un pesce davvero enorme, il più grande della mia vita! (Mentre scrivo quest’articolo, anche Riccardo, dopo anni di tentativi, è riuscito nella doppia impresa di portare a guadino sia un Mekong che un Arapaima). Con immensa gioia, ma anche un po’ di tristezza, il giorno dopo prendo il volo per tornare a casa. L’impressionate Arapaima resterà sempre nel mio cuore. Il Mekong mi è sfuggito, ma non è un addio, è soltanto un arrivederci!

Segui la live dedicata ai viaggi di pesca, leggi l’articolo qui (clicca qui)

Testo e foto a cura di Antonio Santoro, grazie a tutti per la lettura e come sempre un saluto a tutti gli amici di PLANETSPIN!

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