Febbraio 9, 2023

TROUT AREA ITALY: lo zenith della tecnica in Italia

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei gruppi di pesca presenti nel nostro amato paese.

Oggi parliamo di pesca in acqua dolce e ci facciamo due chiacchiere con uno dei fondatori del primo gruppo in assoluto, da dove è nato il Trout Area in Italia: Lorenzo e il TROUT AREA ITALY. Lui è un noto angler abruzzese della zona di Pescara e oggi cogliamo l’occasione per farci raccontare dove, come e quando “tutto ebbe inizio”.

Cosa è oggi e cosa era “Trout Area Italy”? Siete stati i pionieri in Italia nella storia di questa tecnica e volevamo chiederti: come è partito tutto?

La Community di Trout Area Italy nasce nel 2012, quasi per caso. Conobbi in quel periodo un appassionato di pesca a spinning. Ci accomunava la passione verso la pesca alla trota in fiume, approcciata come fanno in Giappone, il Mountain Stream.

Hideki Ito (Ito Craft) era una specie di mito per noi!

La scintilla che portò alla creazione della Community, scattò quando condivisi con questo compagno di pesca, un sito web giapponese da dove mi approvvigionavo di esche e attrezzatura specifica. Per caso ci imbattemmo in una serie coloratissima di spoon, roba che in Italia certamente non si trovava. Canne, fili mulinelli: era un ecosistema completo, dedicato e molto specifico.

Iniziammo a trovare video dimostrativi, filmati di gare, capimmo che tutto quello che avevamo davanti agli occhi era un qualcosa di nuovo. In quel momento realizzammo che in Giappone la pesca della trota in laghetto era molto specializzata, aveva dei canoni ben definiti ed era distante anni luce da come la intendevamo noi in Italia.

Vorrei precisare che noi della Community di Trout Area Italy, in questo senso, non ci siamo inventati nulla: abbiamo avuto solamente il merito di prendere una cosa già esistente e di portarla in Italia senza metterci nulla di nostro.

Il nostro intento era ed è tuttora, quello di preservare la disciplina da inutili contaminazioni.

Ci siamo sempre battuti affinchè la disciplina non si fosse adattata ad una “via italiana” (cosa già vista per altre discipline tipo surf casting o roubasienne).
Volevamo essere sicuri che arrivasse forte e chiaro il messaggio: c’è una nuova tecnica di pesca alla trota, non bisogna inventarsi niente, bisogna solo sposare la causa e iniziare a diffondere il credo (detta così fa un po’ ridere, ma vi garantisco che all’inizio dell’avventura ci sentivamo una sorta di apostoli).

Iniziò quindi un lungo processo volto a riordinare le tante informazioni trovate in Giappone: intuimmo che la Trout Area era una disciplina a se, una branchia dello spinning alla trota, una visione tutta nuova di intendere la pesca nei laghetti, nelle cosiddette Aree.
In quel momento quindi, inconsapevolmente, cambiammo il paradigma dello spinning no kill alla trota in Italia (e non solo…). Non mi riferisco solamente all’aspetto della pesca: con la svolta che avevamo attuato, possiamo affermare di aver contribuito (non volontariamente) al cambiamento del mercato di attrezzatura da pesca in Italia (sia dal punto di vista dei negozianti, sia dal punto di vista delle Aziende, sempre pronte a sfruttare sulla scia delle novità le opportunità commerciali che si prospettano).

Vorrei chiarire un altro aspetto: acquistai personalmente la prima serie di spoon giapponesi nel 2008 (4 anni prima di fondare Trout Area Italy) dopo aver visionato un video su youtube di Hajime Murata: non ne intuii le potenzialità, probabilmente i tempi non erano maturi.
Molto verosimilmente altre persone in Italia scoprirono l’esistenza di queste esche anche prima di me: il punto fondamentale che rappresenta la vera svolta, torno a ripetere, fu quando rimettemmo i pezzi del puzzle insieme, dando un nome alla disciplina che tutti oggi conosciamo. Questo lo diciamo senza falsa modestia.

In giro per i laghetti incontravamo reazioni contrastanti nei pescatori: si sa che ogni cambiamento all’inizio non è mai visto di buon occhio.

In molti della “vecchia scuola” (di cui facevo parte anche io eh!) ci guardavano perplessi. Molti altri erano proprio scettici, ma col passare del tempo la bilancia si è spostata sempre di più verso chi praticava la pesca Trout Area.

Era un autentico scontro generazionale: entro breve la classica pescata fatta con cucchiaini e con i rapala con canne 10-30gr sarebbe scomparsa. Dovemmo vincere soprattutto le resistenze dei vari gestori dei laghetti: era difficile far passare il concetto di amo senza ardiglione, dei danni nettamente inferiori rispetto alle ancorette. A fatica riuscimmo a far passare il concetto del no-kill. Nozioni che oggi sono scontate ma che qualche anno fa erano pressappoco sconosciute.

Organizzammo i primi raduni, le prime gare con regolamento a sfidini. Era tutto nuovo: schema di gara, guadino in silicone, esche senza ardiglioni.
Il movimento attirava sempre più persone da tutta Italia: al gruppo storico formatosi a Pescara (Matteo, Lorenzo, Alberto, David, Andrea e altri) presto si unirono altri pescatori provenienti dalla Toscana, dal Lazio, dalle Marche.

Si formarono nuovi gruppi: prevalentemente squadre sportive. La competizione iniziava ad emergere. In questo senso abbiamo anche il merito di aver organizzato il primo campionato Trout Area Fipsas nel 2016. In seguito, con piacere, abbiamo assistito al proliferare di numerose manifestazioni che si rifacevano allo schema di gara da noi proposto in origine. Come in tutte le cose ci si migliora sempre: nuove formule a settori, nuovi regolamenti si sono avvicendati.

Il comune denominatore è la Trout Area: crediamo che lo spirito che oggi si è fortemente radicato nei pescatori italiani sia quello giusto, a prescindere dal tipo di regolamento che si utilizza in una manifestazione.

Al giorno d’oggi la Community di Trout Area Italy conta oltre 4000 followers sui vari social.

Abbiamo un po’ accantonato le manifestazioni e i raduni che però vorremmo riprendere a svolgere in futuro. Il nostro spirito è stato sempre quello del no-profit. Non ci siamo mai legati a nessun marchio commerciale, nonostante le numerose proposte e non abbiamo mai voluto lucrare sull’organizzazione di gare. Non era quello l’obiettivo con cui fondammo la Community. Per noi il punto centrale era ed è la divulgazione tecnica, la conservazione della disciplina così come l’abbiamo portata in Italia. E su questo punto statene certi, continueremo a batterci.

Cosa pensi del Trout Area al giorno d’oggi e come vedi questa tecnica nel prossimo futuro?

Oggi se dovessi dare un mio giudizio riguardo lo stato di salute di questa disciplina non posso che essere contento per quanto riguarda i numeri: sempre più gente si appassiona di Trout Area e sempre più giovani partecipano a gare e manifestazioni. Sotto questo aspetto: missione compiuta!

Tutto è migliorabile: è un mio parere personale, sia chiaro. Fosse per me tornerei a valorizzare maggiormente l’aspetto della competizione a discapito dei montepremi.
Le quote di partecipazione alle gare spesso superano i 35€. Non so fino a che punto con queste cifre il sistema si reggerà in piedi.

Il futuro di questa tecnica da qui a qualche anno potrebbe essere visto con una forte espansione in altri paesi europei.
Francia e Germania si sono affacciate timidamente alla disciplina.
L’Inghilterra ha un piccolissimo gruppo di praticanti, ma dalla loro hanno una cultura della pesca alla trota molto radicata e delle acque eccellenti.
Gli unici paesi che ci seguono a ruota (ma che sono distanti dai nostri livelli) sono quelli dell’est Europa.

Ecco, più che una previsione vorrei esprimere un desiderio: un vero campionato europeo,

a patto che le altre nazioni si mettano “a pari” con i nostri standard tecnici.

Ringrazio vivamente Lorenzo per questo bellissimo racconto, ci diamo appuntamento prossimamente con altri articoli sui gruppi sparsi da sud a nord dello stivale, per scoprire e farci raccontare dagli stessi la loro storia.

LelloSmith(Mazza Gabriele)

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