Giugno 26, 2022

Il trout area in pillole: parte 1, introduzione a cura di Lello Smith

Parliamo di trout area, approfondiamo la tecnica con l’esperto Gabriele Mazza (alias Lello Smith), che ci fornisce importanti indicazioni su questa tecnica di pesca.

La Trout Area è una tecnica di pesca alla trota con le esche artificiali, che si basa sull’uso di materiale ultra light ed un grande rispetto del pesce e della natura circostante.

E’ una tecnica nata una 15ina di anni fa in Giappone che poi si è sviluppata in quasi tutto il mondo.

In Italia è iniziata ad arrivare intorno al 2010\12 e i primi pionieri sono stati un gruppo di ragazzi abruzzesi che hanno intrapreso quest’avventura.

Da lì ad oggi le cose sono molto cambiate, ora grazie a loro abbiamo più conoscenze tecniche e più reperibilità di materiale sia direttamente dal Giappone che dalle ditte stesse, che hanno visto un accrescimento di pescatori che si sono dedicati a questa nuova realtà affermata: la TROUT AREA.

Questa tecnica ti permette, con poca attrezzatura e in poco tempo, di farsi apprezzare e praticare. A differenza di altri tipi di pesca che portano a sporcarsi o ad organizzarsi a tempo dovuto per reperire esche e preparare attrezzature, con il trout area basta l’abbigliamento di tutti i giorni e pochi minuti di preparazione per il montaggio di canne ed esche. È quindi adatta a tutti.

L’ azione di pesca si svolge su laghetti di medio piccole dimensioni, con profondità delle acque di 2\3 metri massimo. I pesci (solitamente trote iridee) hanno pezzature partono dai 150\180 gr fino a 200gr massimo, questo per una corretta gestione del pesce ed un uso di materiale esclusivamente ultra light.

Le regole fondamentali sono:
1- Uso di materiale ultra light canne, mulinelli, fili ed esce artificiali (spoon, crank, jerk, topwater, vibe o bottoncini da vertical)
2- uso di guadino con rete in gomma o silicone per salvaguardare il pescato
3- uso esclusivo di amo senza ardiglione non dressato
4- uso del releaser (attrezzo per sfilare l’amo dall’apparato boccale del pesce senza toccarlo con le mani dopo la cattura)
5- divieto assoluto di toccare il pesce con le mani
6- divieto assoluto di esche siliconiche o scentate (attrattori chimici o naturali) chiamate più comunemente soft bait

Poi per l’aspetto gare o competizioni varie, queste regole cambiano a discrezione dei vari organizzatori ma in generale queste sono per la maggiore quelle fondamentali per un corretto svolgimento della tecnica del Trout Area.

Dal punto di vista dell’azione di pesca, possiamo suddividerla in diverse tipologie e modalità,

in modo da sondare tutti gli strati d’acqua e per tentare nella molteplice quantità di movimenti e vibrazioni che le esche stesse producono, per attivare l’istinto predatorio del salmonide.

Qui di seguito, analizziamo punto per punto le diverse tipologie in cui si sviluppa la tecnica base:

LA PESCA A SPOON
È la pesca più comune tra i pescatori di AREA ed è fatta con dei piccoli ondulanti chiamati spoon (cucchiaio). Questi sfruttano il movimento del WOBBLIG e si può applicare a tutte le fasce d’acqua producendo: vibrazioni e movimenti (determinate dalle dimensioni e forme dell’artificiale) rifrazioni o bagliori di luce (a seconda delle colorazioni stesse e delle condizioni di luce dello specchio d acqua in cui stiamo pescando).

LA PESCA A CRANK
È la pesca con piccoli HARD BAIT dotati di paletta di testa, che riproducono piccoli insetti, avannotti, pesci foraggio e a volte mangime (pellet). Tutti questi, chiamati più comunemente CRANK, sono caratterizzati da due tipi di movimenti WOBBLING E IL ROLLING e fanno scattare un attacco molte volte più violento per le loro dimensioni o vibrazioni.

Possono lavorare su tutti gli strati d’acqua a seconda della loro larghezza, lunghezza e inclinazione della paletta

ma soprattutto della loro affondabilità (floating per quelli galleggianti e sinking per quelli affondanti).
Inoltre possono essere SILENT O RATTLE a secondo della presenza al loro interno di piccolissime palline di vetro o tungsteno che provocano maggior rumore e vibrazioni nel movimento.
Queste esche sono caratterizzate da svariate colorazioni e producono rifrazioni o bagliori di luce. Sono quasi sempre dotate di due ami per un cattura più facilitata della preda e senza ardiglione, per facilitarne la slamata. La pesca con i crank è una tecnica molto adatta per pesci apatici e soprattutto per le trote stanziali.

LA PESCA A JERK
È la pesca con piccoli HARD BAIT che riproducono piccoli pesci foraggio, anche loro si possono usare su tutte le fasce d’acqua a secondo della natura e inclinazione della paletta. Queste esche reagiscono con delle sbandate provocate dal movimento dato all’esca con la canna, le cosiddette JERKATE.

Possono anche essere utilizzate con vari tipi di recupero fatti con il mulinello chiamati STOP & GO.

I jerk possono avere diverse colorazioni per indurre rifrazioni e abbagli di luce.
Tra i vari modelli, ne troviamo di SILENT, RATTLE, FLOATING O SINKING e sono quasi sempre dotati di due ami senza ardiglione per un aggancio più facilitato della preda a secondo della direzione dell’attacco oltre che per facilitare il rilascio senza danneggiare la preda. La pesca a jiek è molto efficace nei momenti di apatia del pesce.

LA PESCA A BOTTOM
È la pesca fatta per la maggiore nei periodi freddi dell’anno o di frega, quando il pesce staziona fermo sul fondo.
La si può applicare sia con gli spoon fatti strisciare sul fondo con recupero lento o con HARD BAIT di diverse tipologie specifiche per questa pesca chiamati BOTTOM BUMP. Questi ultimi sono hard bait che si usano facendole strisciare o saltellare sul fondo. Infine ci sono i VIBE, piccoli artificiali di metallo che provocano vibrazioni al movimento.

LA PESCA A VERTICAL
È una pesca molto differente da tutte le altre ma va a sondare gli strati d acqua non in orizzontale come in qualsiasi pesca a spinning ma va fatta in verticale, trattenendo e richiamando l’esca con piccoli colpi con la canna e recuperi di mulinello.
Parlando delle esche artificiali si usano delle piccole imitazioni chiamate più comunemente BOTTONI.

Sono riproduzioni di mangime come il PELLET di vari grammature forme e colori.

Il VERTICAL è una pesca molto innovativa ma è anche vero che viene vietata in molte competizioni, proprio perché è un approccio molto differente rispetto alle altre tecniche.
Molte volte viene fatta da fermo senza recuperare ne muovere l’esca quindi diciamo un pò contro i canoni della pesca in movimento.
Rispetto alle dimensioni delle esche stesse, sono ridottissime e quindi più attrattive per un pesce stressato dalle varie allamate precedenti, fatte con altre tecniche più invasive a livello di vibrazioni o dimensioni delle esche stesse.

In questo primo articolo, redatto da Gabriele Mazza, (alias Lello Smith, info qui) abbiamo realizzato un primo approccio alla tecnica del TROUT AREA, con delle indicazioni di massima sull’azione di pesca e un overview sulle esche. Seguiranno articoli tecnici dove andremo a dettagliare tutte le altre tematiche per addentrarci a fondo in questo mondo apparentemente semplice, ma invece complesso ed in continua evoluzione.

Parliamo di trout area, approfondiamo la tecnica con l’esperto Gabriele Mazza (alias Lello Smith), che ci fornisce importanti indicazioni su questa tecnica di pesca.